Sensitometria in 10 capitoli — Capitolo 3 —

Sensitometria in 10 capitoli


CAPITOLO 3

 

Per riuscire a far coincidere la gamma di densità del negativo con l’ES della carta di stampa e studiare i meccanismi che stanno dietro le variazioni di contrasto e l’esposizione del negativo è necessario concentrarsi sull’analisi della curva caratteristica della pellicola.

Il filo del ragionamento diventerà un po’ più “tecnico” ma spero che tutto sia abbastanza comprensibile, anche con l’aiuto delle illustrazioni.

Nel Capitolo 2 si è accennato al fatto che la pendenza della curva indica il livello di contrasto del negativo.
Le variazioni di sviluppo del negativo e il conseguente aumento di contrasto influiscono in maniera molto più marcata sulle luci (parti più dense) che sulle ombre e questo può essere visto anche dal grafico della famiglia di curve:

È anche evidente che aumentando lo sviluppo le parti più chiare del negativo (le ombre) non aumentano di densità se non in maniera molto limitata.

Vedremo adesso in che modo il contrasto della scena ripresa, il contrasto del negativo e l’esposizione sono in relazione, e come riuscire a gestire questi parametri per riprodurre sulla stampa tutte le informazioni presenti sulla scena ripresa.

ESPOSIZIONE
Come abbiamo visto nel Capitolo 2  la carta da stampa viene esposta dalle densità del negativo.
Ma cosa espone il negativo? La risposta anche in questo caso è banale, il negativo è esposto dall’immagine del soggetto ripresa dall’obbiettivo della macchina fotografica che riporta sulla pellicola i diversi livelli di illuminazione presenti nella scena. Le parti scure e le parti chiare della scena andranno a formare le diverse esposizioni del fotogramma.

Le esposizioni sono riportate sull’asse x del grafico della curva caratteristica, quindi è qui che viene rappresentato lo scarto di luminanza del soggetto, cioè il contrasto del soggetto, che chiameremo, SBR (Subject Brightness Range).
Le esposizioni causate dallo scarto di luminanza del soggetto (SBR) produrranno uno scarto di densità sul negativo che dovrà essere sviluppato affinché queste densità abbiano uno scarto tale da rientrare nei parametri della carta da stampa (ES), in modo da poter restituire nella stampa senza perdere dettagli tutti i livelli luminosi presenti sulla scena ripresa.
Rivediamo questo ultimo concetto in un’illustrazione:

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Le parti chiare e quelle scure della fotografia della rosa espongono in maniera diversa il fotogramma, sul grafico SBR.
Una volta sviluppata la pellicola queste esposizioni generano delle densità sul negativo, sul grafico gamma densità della pellicola.
Queste densità del negativo provocano delle diverse esposizioni sulla carta da stampa, sul grafico ES
Sviluppando la carta si generano sulla stampa delle densità che riproducono senza perdite di toni la gamma tonale della rosa.

Quando non avviene questa coincidenza di valori, alcuni toni del soggetto vengono persi o non sono riprodotti come dovrebbero.

Lo scarto di luminanza del soggetto (SBR) e lo scarto di densità del negativo sono messi in relazione dalla pendenza della curva caratteristica, cioè dal contrasto del negativo, come si può vedere anche da questa illustrazione:

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In questo caso una curva troppo ripida cioè un contrasto troppo alto del negativo, non permette che l’SBR del soggetto (scarto di luminanza) venga riprodotto dalla carta di stampa senza perdita di tonalità. Dato che la situazione ottimale di stampa è quella in cui il negativo restituisce una buona gamma tonale usando una carta di gradazione media, cioè con un ES della carta equivalente alla gradazione 2, è necessario modificare la pendenza della curva affinché la gamma tonale del soggetto rientri nei limiti tonali della carta di stampa.

SCARTO DI LUMINANZA DEL SOGGETTO (SBR)
Lo scarto di luminanza del soggetto spesso viene anche chiamato contrasto del soggetto e definisce i valori di esposizione tra le parti più scure del soggetto su cui si vogliono avere ancora dei dettagli percepibili –ombre– e le parti più chiare del soggetto su cui si vogliono avere ancora dei dettagli percepibili –alteluci–. Più è ampia la differenza tra questi valori di esposizione e maggiore è l’SBR cioè il contrasto del soggetto.
Quando ci trova a fotografare scene con un contrasto basso tutta lo scarto di luminanza del soggetto rientra comodamente nella scala di esposizione della carta, anzi ne avanza anche un po’.

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Quando si fotografa una scena ad alto contrasto invece l’SBR sarà più grande dell’ES e parte della scala tonale del soggetto verrà persa; possiamo decidere se perdere dettagli nello ombre o far bruciare la alteluci o stare nel mezzo e perdere un po’ di ombre e un po’ di luci, ma tutto ciò che avanza rispetto alla gamma di esposizione della carta da stampa verrà riprodotto senza dettagli.

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L’uso di una gradazione di carta più morbida, con un ES più ampio, può aiutare ma spesso non è risolutivo, a meno di non modificare la pendenza della curva del negativo, che quella che lega tra di loro il contrasto del soggetto (SBR) e la scala di esposizione della carta (ES)
Il problema delle scene ad alto contrasto è abbastanza comune per i fotografi che utilizzano le pellicole in rullo quando sullo stesso rullino ci sono scene di contrasto molto diverso mentre lo sviluppo sarà necessariamente uguale per tutta la pellicola.
Infine ci sono le scene in cui il contrasto del soggetto SBR si incastra perfettamente nell’ES della carta, in questo caso il contrasto della scena si definisce normale, e già questa definizione dovrebbe accendere più di qualche lampadina nella testa di molti fotografi.

CONTRASTO DEL NEGATIVO
Misurare il contrasto del negativo significa misurare la pendenza della curva caratteristica e i metodi usati sono essenzialmente tre: il gamma, il gradiente medio (detto anche G-bar perché indicato con la lettera G maiuscola sormontata da una linea) e l’indice di contrasto o C.I. (Contrast Index).
Il gamma misura la pendenza del tratto rettilineo della curva ed è usato soprattutto nelle arti grafiche o nella fotografia scientifica, dove si usano contrasti molto alti. Nella fotografia descrittiva viene usato anche il piede della curva, quindi anche questa parte della curva caratteristica contribuisce al contrasto dell’immagine ma il gamma non ne tiene conto. Per una misura più precisa del contrasto si usa il gradiente medio, che misura la pendenza di una retta passante per due punti arbitrariamente presi sulla curva; è il metodo usato da Ilford che ha deciso di fissare questi due punti in 0,1 sopra BV e 1,5 unità di esposizione da questo primo punto. Kodak invece utilizza l’indice di contrasto o C.I. e anche questo metodo misura la pendenza di una retta passante per due punti significativi sulla curva prendendo in considerazione anche il piede. In questa trattazione non è necessario approfondire come calcolare il gradiente medio o il C.I. in rete è possibile trovare molte valide informazioni, ma è importante specificare che uno stesso negativo può avere valori di gamma, gradiente e C.I diversi (anche se il contrasto naturalmente rimane invariato), dato che i sistemi di misura sono diversi. Ad ogni modo i dati pubblicati dai fabbricanti possono essere un buon punto di partenza per variare lo sviluppo e avvicinare la gamma di contrasto del negativo alla gamma di esposizione della carta in base al contrasto della scena fotografata.

 

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