Sensitometria in 10 capitoli — Capitolo 10 —

Sensitometria in 10 capitoli


CAPITOLO 10

 

 

La sensitometria in pratica

Dopo tanta teoria vediamo come è possibile applicare qualche concetto sensitometrico nella pratica fotografica quotidiana.

Il livello di ricercatezza tecnica di uno scatto fotografico può essere estremamente variabile, dipende dall’indole del fotografo, dal linguaggio espressivo adottato, dalla tipologia fotografica, dall’attrezzatura, dal contesto nel quale si opera, ecc ed in base a tutte queste esigenze diverse, e spesso anche contrapposte, varia anche il livello dell’eventuale applicazione pratica della sensitometria, che può andare dal “non serve a niente” all’uso di pratiche e sistemi di esposizione/sviluppo pesantemente imperniati su concetti sensitometrici.

È chiaro che lo studio delle curve sensitometriche può avere una valenza diversa per chi fa reportage o street rispetto a chi usa il Sistema Zonale, come anche la possibilità (o la volontà) di riuscire a compensare il contrasto del soggetto con lo sviluppo se si usa il piccolo formato o il medio formato (con dorsi intercambiabili o meno) o il grande formato. Ma rimane il fatto che qualsiasi tipo di fotografia o apparecchio fotografico che preveda l’uso della pellicola non può prescindere dalla sensitometria e che questa può essere un valido aiuto per qualsiasi fotografo, a prescindere dall’attrezzatura o dal tipo di fotografia alla quale si dedica.

Confronto tra pellicole

Uno sguardo ai grafici delle curve caratteristiche può dare alcune indicazioni sul comportamento di una pellicola o di uno sviluppo, su come vengono registrate le tonalità del soggetto o come una carta da stampa può enfatizzare alcuni valori rispetto ad altri. Non è strettamente necessario tracciarsi da se le curve caratteristiche, anche i grafici pubblicati dai fabbricanti possono fornire alcune indicazioni interessanti, entro certi limiti.

In sensitometria si usano i logaritmi e questo vuol dire che a variazioni molto piccole sul grafico corrispondono variazioni importanti nei valori assoluti, ma anche la semplice osservazione del contorno o dell’andamento di alcune parti della curva caratteristica può dare l’idea di una tendenza di comportamento di un’accoppiata pellicole/sviluppo rispetto ad altre.

Per valutare meglio l’andamento della curva può essere utile ritracciare con un righello il tratto rettilineo della curva caratteristica, in modo da evidenziare meglio dove cominciano e finiscono il piede e la spalla.

Questi sono i grafici delle pellicole Ilford Pan-F plus, FP-4 plus e HP-5 plus come riportati dai datasheet pubblicati dal fabbricante, sui quali è stato evidenziato in rosso il tratto rettilineo. Al di là delle pendenze diverse, si vede che la Pan-F e la FP-4 hanno il piede abbastanza simile, mentre il piede della HP-5 è più corto. In termini pratici questo significa che le prime due pellicole rendono le ombre del soggetto con un po’ meno contrasto e leggermente più scure della HP-5. All’altro estremo della scala tonale salta subito all’occhio la spalla accentuata della FP-4 in cui i toni più chiari cominciano ad impastarsi molto prima rispetto alle altre due pellicole. C’è da notare che Ilford scrive sui datasheet che la sensibilità raccomandata non è stata calcolata usando lo standard ISO e che l’asse dell’esposizione (asse x) è tarato in unità relative, il che rende impossibile risalire all’effettivo valore in lux/s a cui la pellicola è stata esposta.

Sono interessanti anche le cose che si scoprono sovrapponendo i grafici:

 

 

 

 

A parte il velo più pronunciato della HP-5 si nota bene come la curva della Pan-F sia spostata a destra e ben distanziata dalla curva della FP-4, cosa che indica che la Pan-F è marcatamente meno sensibile, cosa che effettivamente si riscontra anche dai dati sulla sensibilità dichiarati dal fabbricante.

Invece la curva della FP-4 è molto più vicina alla curva della HP-5, il che indica che la differenza di sensibilità tra queste due pellicole non è così marcata. Va considerato che l’asse delle esposizione riporta unità di esposizione relative e che non è detto che in termini assoluti le due pellicole abbiano ricevuto un identico flusso luminoso in fase di test, ma le esperienze pratiche di molti fotografi sembrano avvalorare questa ipotesi.

 

Altro esempio è tra due pellicole in lastra:

 

 

 

 

La T-Max 400 ha un piede corto e i toni medi, man mano che salgono di valore, acquistano contrasto aumentando di pendenza rispetto al tratto rettilineo. Da una pellicola con una curva caratteristica con questo andamento ci si può aspettare che renda i toni scuri ben separati e dettagliati, tendenzialmente più chiari e le ombre arriveranno molto rapidamente al livello dei mezzi toni; non è la migliore situazione se si cerca un’immagine low-key. I toni alti sono enfatizzati: nelle micro variazioni di densità delle texture delle parti chiare è facile per le aree più dense uscire dal range sopportabile dalla carta di stampa, rendendo necessario degli interventi (bruciature localizzate, pre-velatura, ecc.) per mantenere dettagliate le alteluci.

 

La Tri-X 320 ha un comportamento opposto, il piede è molto lungo, i toni scuri non finiscono mai, ma avranno una separazione bassa e dovranno essere sostenuti in fase di stampa per non far affogare nel nero le texture più scure. I toni medio-bassi saranno resi con tonalità più cupe e la curva comincia a raddrizzarsi dal grigio medio in su. Non per niente la Tri-X 320 era considerata una pellicola adatta per i ritratti maschili.

La famiglia di curve della Tri-X 320, non riportata qui ma consultabile sul datasheet, mostra anche un inizio di spalla abbastanza precoce per i tempi di sviluppo più lunghi, con un andamento della curva molto più “sinuoso” rispetto alla T-Max.

 

La qualità dei grafici e dei dati forniti dal fabbricante è molto importante per estrapolare dei dati utili ai fini pratici e di seguito riportiamo due esempi: il primo di come i grafici dovrebbero essere fatti, il secondo ci come i grafici non andrebbero fatti.

 

I grafici della Kodak

La Kodak ha storicamente fornito una gran quantità di dati nei suoi datasheet e i grafici delle curve caratteristiche pubblicati sono eccellenti. Per quanto ne so Kodak e Fuji sono gli unici fabbricanti che pubblicano grafici con i dati di esposizione in valori assoluti, il che è un indice della qualità delle attrezzature utilizzate (molto costose) ma soprattutto rende possibile, con buona approssimazione, controllare quanto viene asserito nei claim pubblicitari ed estrapolare informazioni utili da usare sul campo.

 

 

 

 

Quello che segue è il grafico della famiglia di curve della T-Max 400 pubblicato in pdf, che ho importato in un programma di grafica vettoriale e dal quale ho ricavato una serie di dati. Per una migliore lettura e precisione delle misure ho provveduto ad inserire i valori decimali sugli assi del grafico e a rendere più sottili le linee delle curva caratteristiche ma, a parte questo, le aree del grafico non sono state assolutamente modificate.

 

 

 

 

Con l’aiuto di matita e righello o, molto meglio, usando un software di grafica (preferibilmente vettoriale come Adobe Illustrator o Inkscape) si trovano facilmente i punti di densità 0,1 sopra B+V, che sono il punto di partenza per molte misure.

Il triangolo ISO simula la curva caratteristica di un ipotetico sviluppo secondo lo standard e, giustamente posizionato nell’area del grafico, permette di ricavare la sensibilità ISO della pellicola. Trovata la sensibilità ISO è possibile poi estrapolare la EFS (Effective Film Speed) per le curve del grafico. Sempre da 0,1 sopra B+V si ricavano i punti per il calcolo del Gradiente, il contrasto del soggetto (SBR) gestibile in stampa con una carta di gradazione 2 e la compressione delle Zone causata dai diversi tempi di sviluppo.

I dati ricavati da un grafico sono soggetti ad errori di valutazione e tracciatura e devono esser presi col beneficio dell’inventario; inoltre nelle curve caratteristiche non sono considerate molte delle variabili introdotte dall’attrezzatura, in primis il flare e il tipo di ingranditore, quindi è sempre consigliabile confermare ed eventualmente rifinire i valori ricavati in questo modo scattando e stampando vere fotografie; ma anche senza la conferma sul campo mi sembra che i dati riportati nell’illustrazione sopra siano abbastanza vicini ai valori che molti fotografi usano di solito con questa pellicola.

 

I grafici della Foma

La Foma fabbrica delle ottime carte da stampa e tre pellicole in bianco nero con un buon rapporto prezzo/prestazioni. Pubblica anche dei datasheet abbastanza dettagliati sulle caratteristiche delle pellicole, con i grafici dei valori MTF, della sensibilità spettrale e anche delle utili curve EFS/sviluppo e gamma/sviluppo oltre, naturalmente, alla famiglia di curve per tre tempi di sviluppo diversi.

Per confrontare le caratteristiche delle pellicole Foma ho provato a sovrapporre i grafici pubblicati sui datasheet, ottenendo questa illustrazione:

 

 

 

 

Le Fomapan 100, Fomapan 200 e Fomapan 400 hanno le curve caratteristiche praticamente identiche e sovrapponibili, e questa cosa è quantomeno improbabile. Chiaramente non è possibile recuperare alcun dato affidabile da questi grafici.

 

Mettere insieme le mele con le pere

Oramai in preda all’eccitazione da grafico selvaggio, proviamo a vedere quale potrebbe essere la resa teorica di un ipotetico negativo Fuji Neopan Acros 100 stampato su carta Foma Fomabrom Variant III, tenendo sempre bene a mente però che si sta ragionando sui grafici pubblicati dai fabbricanti e che possono non essere rappresentativi del comportamento effettivo dei materiali in situazioni fotografiche reali.

 

 

Per avere una migliore lettura dai grafici pubblicati sono state isolate la curva dello sviluppo di 7 minuti per la Acros e la curva di quella che Foma indica come gradazione 2 della carta di stampa. Dai dati estrapolati dalla curva caratteristica, la carta Foma ha una gradazione un po’ troppo morbida per essere definita una gradazione 2 (ES=1,16, ISO-R 1.1) ma è piuttosto una gradazione 1. Foma non specifica che tipi di filtri di contrasto ha usato per tracciare questa curva caratteristica, che comunque è quella indicata nel datasheet con il numero 2 detta anche “special”.

Gli assi sono stati resi coerenti nelle unità di misura, in modo che lo spazio di 1 unità, sia per le esposizioni che per le densità, fosse uguale per entrambi i grafici e permettere così il confronto.

 

 

 

 

Incredibilmente, sempre secondo i grafici, questa accoppiata pellicola/sviluppo/carta è perfetta per un soggetto con contrasto di illuminazione normale; l’SBR entra precisamente nell’ES della carta.

Perdendo un po’ di tempo con un software di grafica è possibile anche dare un’occhiata a come questi materiali riproducono la scala tonale del soggetto:

 

 

 

 

La Acros, come si vede dalla curva, è una pellicola dal piede corto e da un lungo tratto rettilineo molto costante, senza alcun cenno di spalla ma con una leggera enfasi delle alteluci, minore rispetto a quella che abbiamo visto nella T-Max 400 (l’impennata sui toni chiari è forse una caratteristica degli alogenuri piatti, o dei sensibilizzanti usati nelle pellicole di concezione più moderna?).

Questo comportamento è rispecchiato anche dalla tabella di destra, in cui sono messe a confronto relativo le Zone dell’esposizione con la loro resa sul negativo. Zona II è comprensibilmente un po’ compressa, si trova ben assestata sul piede della curva, ma già Zona III è molto meno compressa. Le Zone IV e V sono praticamente riprodotte in maniera proporzionale e da Zona VI comincia a mostrarsi l’innalzamento della curva rispetto alla prosecuzione del tratto rettilineo, con un aumento di contrasto locale che cresce man mano che la pellicola sale negli annerimenti.

Quando in fase di stampa la curva del negativo si accoppia alla curva caratteristica della carta, la resa dei toni viene ulteriormente modificata: spicca la grande compressione che subisce Zona VIII, causata dal piede della carta di stampa e una grande espansione dei mezzi toni in Zona V e VI.

 

Stessa carta di stampa ma con un negativo di un altra pellicola di fabbricazione tradizionale: La Tri-X 320 in lastra stampata (virtualmente) sempre su carta Foma Fomabrom Variant III gradazione 2.

 

 

 

 

I campi dei grafici sono distorti per far combaciare le unità di misura e rendere i dati confrontabili e la gamma di densità della Tri-X è leggermente fuori il range di esposizione della Fomabrom, ma con un livello di errore ancora accettabile per un confronto.

La Tri-X 320 ha un piede più lungo della Acros 100 e questa cosa è chiaramente visibile confrontando le riproduzioni tonali delle due stampe:

 

 

 

 

Tutti i valori più scuri (Zone II, III e in parte IV) sono visibilmente più compressi; invece Zona VI e Zona VII sono notevolmente enfatizzate nella separazione tonale, non stupisce quindi che la Tri-X 320 sia una pellicola molto apprezzata dai ritrattisti.

 

Come ultimo esempio vediamo un confronto tra la stessa pellicola e due carte molto diverse, sempre la Fomabrom Vario III e la Ilford Galerie:

 

 

 

 

Nel confronto va considerato il pelo di contrasto in più che ha la gradazione 2 della Galerie rispetto alla Fomabrom. Nonostante questo la Galerie ha una densità massima ben più alta e una spalla molto meno pronunciata e queste caratteristiche permettono alle ombre di risaltare maggiormente. Tutti i toni bassi e medio-bassi hanno una lettura maggiore sulla Galerie, ma la Fomabrom ha la sua rivincita sui toni chiari, grazie al piede più breve rispetto a quello della Galerie –ricordiamo che nella curva caratteristica della carta sul piede risiedono le alteluci e sulla spalla le ombre:

 

 

 

 

Conclusioni

Siamo arrivati alla fine di questa serie di articoli sulla sensitometria.

In conclusione vorrei dire che la sensitometria può rivelarsi un utile strumento e come tale va considerato. Posso assicurare che mettersi lì a studiare i grafici o spendere soldi e tempo per tracciarsi in proprio le curve caratteristiche non migliorerà di una virgola la qualità delle proprie fotografie, anzi si corre il rischio di rimettersi troppo alla tecnica nella speranza che possa colmare lacune che di tecnico hanno poco.

Mi preme mettere in guardia dal cadere nella troppo facile semplificazione di considerare un materiale migliore di un altro solo in base ai numeri, ci si dovrà ricredere dopo molte frustrazioni che sarebbe stato più saggio evitare.

Anche per applicare e tarare il Sistema Zonale non è necessario dotarsi di densitometro e carta millimetrata, si possono benissimo usare Zone e Sviluppi Nx facendo a meno delle curve caratteristiche.

Nel corso degli articoli ho cercato di porre l’accento sull’importanza di trovare uno spazio al fattore soggettivo e personale anche all’interno di quelle che sembrano le rigide indicazioni dettate dai fabbricanti; la sensitometria non fa altro che definire lo spazio espressivo imposto dalla fisica e dalla chimica della fotografia ai sali d’argento, all’interno del quale possiamo e dobbiamo essere liberi di muoverci.

Nondimeno conoscere un po’ di sensitometria può rivelarsi utile per comprendere meglio, o in altra forma, i concetti che stanno alla base dell’esposizione e della riproduzione tonale, oltre ad aumentare il bagaglio culturale di chi si appassiona all’arte della fotografia e questo si che aiuta a crescere come fotografo e come persona.

 

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Un pensiero su “Sensitometria in 10 capitoli — Capitolo 10 —

  1. alberto

    buonasera,mi sono imbattuto per caso in questo articolo e l’ho trovato subito interessante l’ho scaricato e lo stamperò per averlo sempre sottomano.Grazie per averlo scritto e condiviso.

    Rispondi

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