Sensitometria in 10 capitoli — Capitolo 8 —

Sensitometria in 10 capitoli


CAPITOLO 8

 

SISTEMA ZONALE

il Sistema Zonale dal punto di vista sensitometrico

Il Sistema Zonale, ideato da Ansel Adams e Fred Archer può essere definito come una forma didattica della sensitometria. Ideato proprio per insegnare agli studenti delle facoltà di fotografia la relazione tra esposizione e sviluppo, il Sistema Zonale è una emanazione diretta degli studi sensitometrici di Hurter e Driffield epurati da grafici e matematica per rendere i concetti più digeribili agli studenti e trasformandolo in un semplice, potente ed efficace strumento che permette l’uso sul campo della sensitometria senza che questa sia palesemente evidente.

Il passo in più che il Sistema Zonale compie, ed è un passo fondamentale, è quello di legare il rigore scientifico della scienza sensitometrica al processo creativo dell’arte fotografica attraverso il concetto di previsualizzazione, inquadrando il momento espressivo all’interno dei limiti fisici del mezzo fotografico.

Nell’ultima versione de “Il Negativo” Ansel Adams distingue tra Zona e Valore: la Zona è relativa all’ambito della previsualizzazione e alla scala di esposizione del soggetto, mentre il Valore indica gli effetti, quantificabili, causati dalle Zone sul materiale sensibile. Parafrasando dal libro di Adams, un’esposizione in Zona V produce una densità sul negativo di Valore V che produrrà in stampa un Valore V.

Il concetto di Zona allora si fa mediatore tra l’elemento oggettivo di Valore, nella duplice valenza di valore di densità del negativo e di valore di stampa, e l’elemento soggettivo della proiezione mentale dell’immagine fotografica, nel momento creativo dell’interpretazione del soggetto.

Il Sistema Zonale sostituisce il grafico della curva caratteristica con le Zone e le variazioni di contrasto causate dallo sviluppo con i termini sviluppo N+ e N-.

Nel Sistema Zonale le luminosità del soggetto sono descritte da 10 Zone in base a come queste vengono rese sulla carta da stampa quindi, senza dirlo in maniera esplicita, anche il Sistema Zonale parte dalla carta di stampa, dato che sono i limiti della riproduzione tonale di quest’ultima ai quali tutti gli altri parametri devono riferirsi.

Le definizioni “First step above complete black in print” della Zona I e “White without texture approaching pure white” della Zona IX, usate da Ansel Adams per descrivere i limiti tonali della stampa fotografica, di fatto definiscono l’ES della carta con termini più comprensibili e facili da visualizzare di “ES=1”.

Tarando l’asse X delle esposizione in Zone e confrontandole con le Zone previsualizzate si definisce l’SBR, cioè il contrasto del soggetto:

 

 

 

 

Quando lo scarto in diaframmi delle Zone previsualizzate è uguale allo scarto tra le Zone di esposizione allora il soggetto ha un contrasto normale e il negativo viene sottoposto ad uno sviluppo N, cioè uno sviluppo che accomoda l’SBR all’interno dell’ES della carta.

 

Nel caso il contrasto del soggetto sia alto la differenza tra le Zone sarà maggiore, richiedendo uno sviluppo minore del negativo. In questo caso si parla di sviluppo N- o di contrazione, indicando con questo termine che le Zone andranno compresse per rientrare all’interno dell’ES della carta

 

 

 

Nell’illustrazione lo scarto di luminanza tra la Zona III e la Zona VII del soggetto è di 5 stop invece che di 4 come dovrebbe essere, quindi le Zone vanno compresse di 1 stop diminuendo lo sviluppo; la pellicola in questo caso andrà sviluppata per N-1.

Viceversa se lo scarto in stop tra le Zone è inferiore allora il contrasto del soggetto è basso, lo sviluppo dovrà assere aumentato e si parlerà di sviluppo N+ o di espansione, dato che le Zone devono essere espanse per adattarsi all’ES della carta:

Nell’illustrazione la differenza tra Zona III e Zona VII è di 3 stop invece che 4, quindi le Zone vanno espanse di 1 stop sviluppando la pellicola per N+1.

Le Zone sono una semplificazione della scala tonale, nella realtà le tonalità di grigio variano in maniera continua tra gli estremi del bianco e del nero; all’interno di una singola zona si trovano l’infinità di sfumature comprese tra la zone precedente e quella successiva:

l valore di grigio che la Zona rappresenta può essere considerato come il punto intermedio delle sfumature comprese all’interno della Zona stessa: tra la Zona 2,9 e la Zona 3,1 la differenza è impercettibile anche se la prima dovrebbe rientrare in Zona II e la seconda in Zona III. Considerare l’intera Zona come la rappresentazione di un singolo valore di grigio può portare ad errori di valutazione nella fase di previsualizzazione e quindi ad un errata esposizione e sviluppo dello scatto.

Si è già visto nelle parti precedenti che l’azione dello sviluppo è in qualche misura proporzionale al grado di annerimento della pellicola: l’aumento o la diminuzione dello sviluppo incidono in maniera più marcata dove la pellicola è più esposta (alteluci) ed influisce in maniera minore nelle zone dove l’annerimento è minimo (ombre). La reazione delle Zone alle variazioni dello sviluppo ha un andamento a “fisarmonica”; sviluppare N-1 porterà la Zona che cade in VIII in Zona VII, ma le Zone che cadono in IX e X rientreranno entrambe nel Valore della Zona VIII. Discorso inverso nel caso dello sviluppo N+1 dove le Zone che cadono molto in alto avranno densità molto al di fuori dei limiti di stampabilità.

Anche i toni intermedi sono modificati dalla contrazione o dalla espansione dello sviluppo, anche se in misura minore rispetto alle alteluci, ma data l’importanza di queste tonalità nella rappresentazione di molti soggetti (ad esempio nei ritratti), è bene prestare attenzione a come le variazioni di sviluppo faranno slittare i mezzitoni.

Le ombre sono modificate relativamente, ma nei casi in cui questi toni siano importanti per il soggetto fotografato, anche questi piccoli slittamenti diventano importanti, soprattutto in ragione del fatto che sono posizionati sul piede della curva che, come abbiamo visto, è una zona piuttosto critica.

Nell’illustrazione qui sopra è riportata una simulazione dello shift dei toni con gli sviluppi N+ e N- e di come lo spostamento si accentua man mano che si sale con le Zone. Facciamo un esempio e supponiamo di prendere la Zona VII come riferimento; nel caso di una scena contrastata, ad esempio di 1 stop di troppo, il Valore di esposizione della area previsualizzata come Zona VII sarà più alto di un diaframma e in fase di sviluppo si dovrà compensare traslando la Zona VIII in Zona VII con uno sviluppo N-1. Ma le Zone previsualizzate come IX e X saranno compresse in un valore di densità che cade nell’intervallo della Zona VIII e quindi ancora dentro un range stampabile. Nell’illustrazione sopra è sottolineata con una parentesi graffa l’estensione della singola Zona ed appare ben chiaro che le zone alte hanno un’estensione minore di 1 stop.

L’effetto sarà ancora più marcato per sviluppi con N –2 e superiori, tanto che ben presto si arriverà ad un punto in cui la perdita di contrasto locale all’interno della singola zona sarà tale da compromettere la leggibilità dei dettagli. In genere con i normali materiali fotosensibili è difficile riuscire a compensare oltre N-2 con una buona resa, per cui senza adottare particolari, e a volte esoteriche, strategie, la gestione di scene con contrasto molto alto è difficile da attuare agendo esclusivamente sullo sviluppo.

Opposto è il caso in si debba compensare una scena di basso contrasto con uno sviluppo N+ dove le Zone più chiare tenderanno ad accumulare densità molto rapidamente. Riprendendo l’esempio precedente, lo spostare Zona VII in alto di una zona (previsualizzata VII che cade in VI) non significa che anche la Zona VIII si sposterà di una zona, ma essa si sposterà in alto quasi di una zona e mezzo, arrivando velocemente al limite della stampabilità. Con sviluppo N+2 il limite del bianco assoluto è già in Zona VIII.

Ribadisco che le illustrazioni sopra sono delle simulazioni fatte per spiegare il concetto, ma il comportamento reale dei materiali segue questo andamento pur discostandosene nei valori.

Dal punto di vista pratico un buon sistema per avere una tangibilità di questo comportamento è quello di costruirsi un regolo zonale, stampando i negativi ottenuti seguendo le indicazioni di questo bell’articolo del blog:

http://blog.analogica.it/analogica-it/2011/09/andrea-calabresi-taratura-sensitometrica-manuale-del-sistema-zonale-senza-lausilio-del-densitomero/

È importante sottolineare che le Zone non vengono definite in maniera rigida, quantificabile e misurabile, ma ne vengono descritte le caratteristiche basandosi principalmente sulla visibilità delle texture. Questo inserisce nel sistema una variabile soggettiva; Adams e Archer non danno valori numerici o misure di densità corrispondenti alle Zone e, entro certi limiti, è il fotografo a decidere i valori di riferimento in base ai suoi gusti, alla sua sensibilità e al risultato che vuole ottenere. Come vedremo più avanti, quando si parlerà della sensibilità, l’elemento soggettivo assume una grande importanza in fotografia.

In conclusione il Sistema Zonale poggia le proprie basi sulla sensitometria cambiandone e semplificandone la nomenclatura; scompaiono termini come Gradiente medio o Indice di contrasto, non si parla di logaritmi e densità, ma alla fine si tratta sempre di far rientrare il contrasto del soggetto all’interno della scala di esposizione della carta di stampa passando dallo sviluppo del negativo. La grande novità che inserisce è la previsualizzazione che riconduce la parte sensitometrica del sistema ad uno strumento creativo nelle mani del fotografo, che è il vero ruolo che la sensitometria deve avere, in qualsiasi forma essa venga applicata.

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