Le nuove carte Ilford Multigrade FB

Piccola recensione nuove carte Ilford

Giusto un anno fa la Ilford ha sconvolto il sonnecchioso mondo della camera oscura introducendo ben due nuove linee di carte da stampa baritate: la Ilford Multigrade FB CoolTone e la Ilford Multigrade FB Classic che è andata a sostituire la Ilford Multigrade IV FB.

La CoolTone nasce come risposta alle numerose richieste da parte degli appassionati di camera oscura di riproporre su base baritata l’omonima carta già presente da anni in versione politenata. La nuova Multigrade FB CoolTone è disponibile solo con superficie lucida e viene descritta nella documentazione ufficiale come una carta a tono neutro stesa su una base bianco freddo. Il supporto è un cartoncino da 255g
La Classic è di fatto una evoluzione della Multigrade IV e cerca di adeguarsi alle richieste di miglioramento pervenute alla lford nei molti anni in cui la IV è stata in produzione. È una carta a tono neutro stesa su base bianco-nuetro, anch’essa su cartoncino da 255g, disponibile sia in versione lucida che opaca.

Come detto in premessa, queste due nuove carte sono state presentate ormai più di un anno fa e alla notizia della loro uscita mi sono subito messo alla ricerca di un paio di pacchi, acquistandoli direttamente presso un rivenditore inglese –i primi a ricevere le nuove carte– per poterne fare il prima possibile una anteprima per i lettori di analogica. Una serie di contrattempi, che vedremo più avanti, mi hanno impedito di mettere le mani sulle nuove carte se non dopo parecchi mesi e, venuta meno la possibilità della ”anteprima”, me la sono presa comoda occupando il mio tempo in camera oscura stampando i miei poveri scatti anziché fare test e prove per il forum.

La mia esperienza con queste nuove carte si limita alle prime impressioni che si possono avere consumando un pacco da 25 fogli, quindi non si può arrivare a delle conclusioni con un’esperienza così limitata su un materiale, ma una sgrossata iniziale sulle caratteristiche delle nuove carte ho potuto averla e solo questa mi sento di condividere qui.

Cooltone
la carta che ho provato è sicuramente uno dei primissimi lotti messi in produzione, dato che mi è arrivata dalla Gran Bretagna pochi giorni dopo la presentazione da parte della Ilford.
La carta, anche se il nome può trarre in inganno, non è a tono freddo ma è il supporto ad essere bianco freddo. In effetti il bianco-base è molto brillante, tra i più chiari che mi sia capitato di vedere nelle baritate, e non ha quello spostamento verso le tonalità calde che spesso si vede nelle carte da stampa. Il tono dell’immagine invece è decisamente neutro, anzi forse leggerissimamente tendente al caldo con il mio solito sviluppo, l’A130; una tonalità un po’ più neutro-calda è venuta fuori usando una versione casereccia del compianto Selectol-Soft, uno sviluppo per carte a gradazione morbida a base di solo metolo, mentre è decisamente più fredda usando l’amidolo, ma questo è un agente di sviluppo raro, costoso e tossico di cui non mi sento di consigliare l’uso nella stampa di tutti i giorni.
Il cartoncino di base è più pesante della media anche se la sua struttura non mi ha convinto del tutto; la fibra della carta non è molto compatta e nonostante il “peso” superiore alla norma, la base è piuttosto trasparente. La superficie lucida non è all’altezza della vecchia Multigrade IV e con la luce che batte contro è visibile la texture delle lunghe fibre longitudinali riscontrabile già nel dorso. Questo effetto di una superficie lucida di granulosità non uniforme e compatta ma che si allunga nel senso della calandratura è riscontrabile anche su carte di altre marche.
La CoolTone non ha dei neri profondissimi anche se l’aspetto dell’immagine è piacevole e dal tono finalmente ben neutro già da subito, senza bisogno di passare per il selenio. Con alcuni sviluppi è visibile una leggera tendenza al verdino, cosa piuttosto comune, ma che in questa carta, forse complice il tono freddo del bianco della base, disturba assai meno rispetto a carte con nuance più calde.
Sorprendentemente la risposta al viraggio al selenio è rapidissima; già 60” di Kodak Rapid Selenium Toner diluito 1+15 a 20°C intonano la carta con un colore violaceo-marrone ben visibile. Viste le caratteristiche di tono dell’immagine della carta questa velocità di viraggio deve essere tenuta in considerazione diluendo maggiormente il viraggio per meglio modularne la risposta.
Nel tentativo di raggiungere un vero tono freddo ho voluto provare la reazione di questa carta al viraggio all’oro. Anche se la soluzione era abbastanza usata, la lentezza di azione di questo chimico non si è smentita neanche in questo caso, e dopo un trattamento di quasi venti minuti il tono dell’immagine ha raggiunto una tonalità visibilmente fredda, simile a quella della carta Lodima sviluppata in Dektol, quanto di più freddo mi sia capitato di vedere.

Classic
L’introduzione di questa carta è stata piena di peripezie; nata come evoluzione della Multigrade IV, è stata immessa sul mercato a sostituire quest’ultima ma, terminata la primissima e piccolissima fornitura iniziale, la Ilford non ha più consegnato la Classic e sugli scaffali sono rimaste solo gli ultimi rimasugli della vecchia Multigrade IV, già eliminata dalle linee di produzione. Voci che circolavano nel web parlavano di imprecisati problemi che Ilford si sarebbe trovata ad affrontare nella produzione in linea della nuova carta che non si erano manifestati nella piccola produzione di pre-run, che nel frattempo era stata distribuita nei piccoli lotti in circolazione. Con le macchine approntate per la nuova Classic, non era neanche possibile produrre in breve tempo altri lotti della vecchia IV per tamponare momentaneamente la situazione, lasciando praticamente i fotografi di tutto il mondo senza carte multigrade baritate a tono neutro della casa Inglese.
Come ho detto all’inizio dell’articolo, mi sono trovato proprio in questa situazione di stallo, per cui il rivenditore inglese al quale mi ero rivolto era in attesa della nuova carta, che non arrivava, e ha dovuto trattenere il mio ordine per quasi due mesi finché, sconsolato, mi ha proposto uno storno o una sostituzione con altro prodotto al posto della nuova, introvabile, Classic.
Evidentemente i problemi non erano di facile soluzione, tanto che dopo qualche tempo venne rimessa in produzione la Multigrade IV per sopperire alle richieste del mercato e la “nuova” Classic ha raggiunto gli scaffali dei negozi italiani solo mesi dopo.
Il mio negoziante di fiducia, sulla base dei riscontri di alcuni stampatori professionisti che avevano provato in anteprima la nuova carta, ipotizzava che il problema fosse dovuto ad un insufficiente contrasto della nuova emulsione, che non saliva oltre la gradazione 3 anche con i filtri di contrasto più alto e, come vedremo più avanti, forse questa ipotesi è proprio quella giusta.
A Settembre finalmente riesco a mettere le mani su un pacco di Multigrade Classic e a cominciare i miei test.
Nonostante il tempo passato, evidentemente sono incappato nella vecchia “versione” della Classic, dato che la carta provata non si schioda dalla gradazione 3 neanche con le più pesanti filtrature magenta. In effetti dal codice di fabbricazione sembrerebbe che la carta sia stata prodotta a Maggio 2013 e la ilford ha annunciato le nuove carte il 4 Dicembre 2013: due indizi non fanno verità, ma ci si avvicinano molto. Comunque il mio negoziante mi ha promesso un campione della nuova formulazione la prossima volta che andrò a trovarlo (il mio portafogli spera il più tardi possibile).
Tant’è, per adesso le mie impressioni si basano solo sulla vecchia versione della Classic, appena il tempo a disposizione me lo permetterà, effettuerò nuovi test e aggiornerò questo articolo con le eventuali differenze della versione aggiornata dell’emulsione.

Mai il nome dato ad una carta ne rispecchia le caratteristiche come in questo caso; la Ilford Multigrade Classic è “classica”, una carta in cui tutte le caratteristiche sono ben armonizzate ed equilibrate. Non è una carta che colpisce ma è proprio la sua equilibrata pacatezza che la rende in qualche modo “speciale” e dopo la mia breve esperienza devo dire che è una carta che piace e anche molto; per me un dei migliori prodotti in circolazione attualmente, se non fosse per il piccolo particolare del contrasto che non sale.
Ho provato solo la superficie lucida della Classic, che è praticamente uguale per lucentezza e aspetto, a quella della Cooltone, e sulla quale ribadisco le mie perplessità (la vecchia Multigrade IV aveva una superficie migliore a mio gusto), idem per il supporto, sostanzialmente lo stesso della carta a tono freddo.
La densità massima raggiunta dalla Classic è molto alta, il tono neutro-caldo, la base bianca ma non brillante come la Cooltone.
La Ilford ha dichiarato che, finalmente, con questa carta migliora la reattività ai viraggi, soprattutto al selenio. Non è un segreto che la precedente Multigrade IV fosse particolarmente “gnucca”, sia nello sviluppo che nel viraggio; dosi massicce di selenio, che avrebbero fatto “arrossire” qualsiasi altra emulsione, venivano incassate dalla IV senza batter ciglio, con grande delusione di chi si aspetta da questo viraggio quel colpetto in più in grado di far “uscir fuori” l’immagine dalla base. La nuova Classic finalmente si muove! Anche se non è proprio un mostro di reattività; se da una parte la Cooltone è anche troppo reattiva nel selenio, alla Classic servono almeno 5 minuti in KRST (Kodak Rapid Selenium Toner) 1+9 per notare un cambiamento di tono dell’immagine, verso il neutro, un discreto aumento della D-max e circa 1/3 di gradazione di contrasto in più.
Purtroppo la mia frequentazione con la precedente Multigrade IV risale a qualche anno fa e non posso mettere a confronto diretto le due carte se non affidandomi ai ricordi, che sono notoriamente inaffidabili, quindi evito il rischio di fare brutte figure e dare informazioni inattendibili tentando un testa a testa tra la nuona classic e la vecchia Multigrade IV

Test sensitometrici
Ho passato al densitometro le due carte in oggetto per avere il conforto dei numeri sulle sensazioni e anche per offrire una base di dati oggettivi e verificabili che potrebbero essere di maggior aiuto rispetto a tante parole.
I campioni sono stati esposti in condizioni controllate con una scala di grigi graduata calibrata proiettata con un ingranditore a luce diffusa. Anziché testare la risposta a tutti e 12 filtri della serie Multigrade, mezze gradazioni comprese (starei ancora lì), ho preferito verificare il comportamento delle emulsioni sia con i filtri Multigrade in gelatina della Ilford che con la singola filtrazione giallo o magenta delle teste colore, ma solo per le gradazioni intere. Per la filtratura giallo o magenta (non ho usato i due filtri combinati insieme) sono stati usati i valori suggeriti dalla Ilford stessa nei fogli di istruzione inseriti nei pacchi della carta.
Dopo lo sviluppo, con il rivelatore Ansco 130 1+1 preparato con chimici sfusi, le densità riflesse sono state lette e riportate su grafico da cui un software specifico ha generato la famiglia di curve caratteristiche, i valori di ES (Exposue Scale) della carta oltre che l’ISO-R.

Ilford Multigrade FB Cooltone Famiglia di curve

Ilford Multigrade FB Cooltone
Famiglia di curve

 

Ilford Multigrade FB Classic Famiglia di curve

Ilford Multigrade FB Classic
Famiglia di curve

La D-max della Cooltone arriva a un “modesto” 1.93 che, anche se è un valore più basso rispetto ad alcune delle migliori carte “premium”, è in ogni caso un nero di tutto rispetto.
La Classic arriva ad un ragguardevole 2.13, una D-max tra le più alte, superata solo dal quel “mostro” di carta che è stata la Polywarmtone, tutt’ora ineguagliata per quella che è la mia esperienza. Comunque il valore fotografico della D-max è a mio modesto avviso sopravvalutato e non è certo un metro di paragone per giudicare la bontà di una carta da stampa.
Più interessante, e utile, è l’andamento delle curve caratteristiche e come varia il contrasto al variare della filtratura.
La prima cosa che salta all’occhio è l’andamento più ordinato delle curve ricavate dai filtri Multigrade rispetto a quelle deli filtri dicroici delle teste colore; la cosa ha un senso, dato che l’inserimento del filtro giallo, e a maggior ragione magenta, diminuiscono il flusso luminoso incidendo quindi sulla sensibilità relativa della carta.
Un’altra cosa che appare è che non è proprio vero che i filtri di contrasto Multigrade della Ilford mantengono costante l’esposizione al variare della gradazione di contrasto, ma non è neanche del tutto falso. Il valore di sensibilità della carta da stampa è regolato da un preciso standard ISO che dice che la sensibilità della carta si misura sull’esposizione necessaria a generare una densità riflessa di 0,6 sopra base più velo e che questa sensibilità si chiama ISO-P. I datasheet precedenti della Ilford erano piuttosto approssimativi, diciamo che erano fatti più per essere aderenti ai claim pubblicitari che per guida al fotografo e infatti il valore di ISO-P era identico per tutte i filtri di contrasto dallo 00 al 3,5, mentre era inferiore di 1 stop esatto per le gradazioni più alte dalla 4 alla 5. Inoltre nei grafici pubblicati tutte le curve della famglia si incrociavano diligentemente proprio in corrispondenza della densità 0,6, lì dove lo standard ISO lo prevede.
I datasheet delle nuove carte sono più veritieri, le gradazioni più contrastate sono riportate come solo leggermente meno sensibili rispetto alle altre ma le curve caratteristiche continuano ad incrociarsi sul valore di densità di 0.6.
Nella mia catena di lavoro i filtri Ilford Multigrade non producono una sensibilità ISO-P costante nelle gradazioni 00-3,5, ma le curve più o meno si intersecano ad una densità ben più chiara rispetto al valore 0,6 stabilito dallo standard; questo vuol dire che se da da una parte non è formalmente corretto dire che la sensibilità della carta rimane costante al variare dei filtri di contrasto, dall’altra si può constatare che in effetti la variazione di esposizione tra una gradazione e l’altra, se è stato preso come punto di riferimento un grigio chiaro prossimo a 0,25-0,3, è piuttosto contenuta e tale da permettere un cambio di gradazione di contrasto senza rifare il provino per i lavori di stampa dove non è richiesta la più alta precisione (come riferimento visivo una densità di 0,25-0,30 è un grigio chiaro a metà strada tra il quadro 20 e 21 del Macbeth Colorchecker.)
La Cooltone presenta in corrispondenza delle gradazioni più morbide una leggera distorsione tonale dovuta al sovrapporsi delle curve caratteristiche delle diverse componenti dell’emulsione a contrasto variabile, mentre la Classic ha un andamento della curva pressoché lineare su tutte le gradazioni e, visti i comportamenti di altre carte sulle gradazioni molto morbide, questo è a mio avviso un grande passo avanti che elimina uno dei peggiori difetti delle carte a contrasto variabile rispetto alle carte a gradazione fissa.
Sull’andamento del contrasto al variare della filtratura invece si può vedere come l’uso dei filtri Multigrade dedicati generi un andamento più omogeneo e lineare rispetto all’uso dei filtri dicroici delle teste colore. Nel caso della Cooltone i filtri Multigrade permettono di raggiungere un contrasto leggermente più alto rispetto alla massima filtratura magenta della testa colore, ma poi si scopre che non c’è differenza tra usare un filtro N.4 o un N.5; non cercate quindi di migliorare una stampa troppo morbida passando dal filtro 4 al 5 con questa carta, il contrasto sarà il medesimo
Sempre dai grafici dell’ISO-R e dell’ES delle carte si vede chiaramente come il contrasto della Classic sia completamente shiftato verso il morbido arrivando ad una gradazione di triplo zero con la luce più gialla ma fermandosi solo ad una gradazione 3 usando i filtri più contrastati in dotazione. Altro comportamento peculiare della Classic è la sua scarsa reattività alla filtratura gialla rispetto a quella magenta quando si usano le teste colore; grandi variazioni di giallo spostano poco il contrasto, con una inerzia tra la luce bianca e 40Y in cui il contrasto rimane sostanzialmente immobile (inutile aumentare di 10 punti di giallo per ammorbidire un po’ la stampa, fino a 40Y il contrasto rimane pressoché invariato). Invece piccole variazioni di magenta producono spostamenti rilevanti di contrasto verso il “duro”, cosa da tener presente quando si aggiusta di fino la stampa usando la testa colore a filtrazione dicroica, se non si vuole perdere tempo in provini sbagliati.

Incuriosito dalle dichiarazioni del produttore sulla migliorata risposta della Classic alle variazioni di sviluppo ho voluto verificare sviluppando le carte da 1 fino a 8 minuti e misurando le eventuali differenze di velo e contrasto all’aumentare del tempo di sviluppo. I grafici mostrano che la Cooltone è più reattiva della Classic, con un visibile aumento di contrasto all’aumentare dello sviluppo fino almeno a 4 minuti, tempi di sviluppo più lunghi tendono invece a diminuire il contrasto, come è normale che sia.
La Classic invece tende a rimanere ferma rendendo praticamente inutile la pratica di regolare di fino la risposta della carta nello sviluppo; da questo punto di vista la “gnuccagine” rimane.

Variazione contasto al variare del tempo di sviluppo

Variazione contasto al variare del tempo di sviluppo

In conclusione posso dire che le nuove carte Ilford mi sono piaciute, del resto si sta parlando del maggior e miglior produttore di BN al mondo, soprattutto per la Classic ci sono tutte le premesse di diventare un vero e proprio “classico” se la nuova emulsione risolve il problema del contrasto basso riscontata nella prova. La Cooltone va a riempire una lacuna nell’offerta di carte da stampa, speriamo che la risposta dei fotografi sia tale da permettere di mantenere in produzione questa carta per i prossimi anni.
Brava Ilford, continua su questa strada.

 

Diego Ranieri aka chromemax

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