Cambiare il contrasto della carta colore RA-4

Cambiare il contrasto della carta colore RA-4

Al contrario della carta da stampa in bianco e nero, nella stampa a colori non esistono carte di diversa gradazione di contrasto, ma la gradazione è unica. In tempi passati, quando tutta la fotografia era analogica, erano presenti carte con due diverse gradazioni di contrasto, inoltre le singole case avevano in catalogo più tipi di carta per la stampa a colori, alcune con colori più squillanti, altre con rese più naturali, ma di fatto si trattava di linee di prodotti diverse.

Anche oggi, benché la scelta sia sostanzialmente limitata a tre marche di carta, è possibile sfruttare le diverse risposte di contrasto di questi prodotti per compensare il contrasto del negativo, ma la carta di ogni produttore ha caratteristiche di risposta, superficie e peso completamente diverse che ne rendono di fatto impossibile l’uso in tutti quei casi in cui sia necessaria una continuità formale tra più immagini.

Six Gates Film

Proprio in questi giorni mi sono scontrato con i limiti della singola gradazione di contrasto della carta a colori quando ho stampato i negativi della pellicola Six Gates Film.

La Six Gates Films è, come si definiscono nel loro sito web, una community di fotografia analogica basata a Milano che recupera pellicole cinematografiche, le bobinano (a mano) nei caricatori 135 e le vendono come pellicole per la fotografia. La pellicola cine necessita del trattamento specifico ECN-2 e sviluppandola in C-41 si ha una resa cromaticamente meno fedele, inoltre il negativo cinematografico a colori, essendo destinato ad essere stampato su pellicola positiva e non su carta, ha un contrasto intrinseco ben più basso rispetto alla pellicola fotografica.

Nonostante questo, spinto dalla curiosità, ho voluto provare una di queste pellicole, che forse nella mente dei ragazzi della Six Gates sono più indirizzate alla scannerizzazione e la postproduzione digitale, e quando ho tentato di stampare con l’ingraditore qualche scatto mi sono ritrovato, oltre al previsto sbilanciamento cromatico, un contrasto piuttosto basso che penalizzava le immagini.

Cercando una soluzione che permettesse di aumentare il contrasto delle stampe senza ricorrere al sovrasviluppo, che avrebbe causato un’ulteriore sbilanciamento, mi sono ricordato di una cosa che avevo letto tempo fa su una rivista di fotografia americana.

Rinforzo chimico della carta a colori

Nella rubrica della posta della rivista “Darkroom Techinques” un lettore descriveva un metodo da lui usato per aumentare il contrasto e la saturazione delle stampe a colori usando una sorta di rinforzo chimico; la cosa piacque a tal punto, sia per l’eleganza della soluzione che per la sua semplicità, che l’editore propose al lettore di scrivere un articolo più dettagliato che venne pubblicato qualche numero dopo. Si era alla fine degli anni’80 (o ai primi anni ’90), si stampava con l’EP-2 (Ektaprint 2) e non avevo nessuna garanzia che questo sistema funzionasse anche con l’attuale RA-4, ma in fondo il principio di funzionamento della fotografia a colori è rimasto sempre lo stesso, anche se i materiali sono cambiati, e almeno provare a vedere se la cosa poteva funzionare era una tentazione troppo forte.

Il rinforzo della stampa a colori avviene in maniera simile all’analogo procedimento per il BN, fatte salve le differenze di funzionamento dei due materiali, cioè tramite un processo di sbianca e ri-sviluppo.

L’idea alla base è quella di sviluppare normalmente la carta con lo sviluppo-colore RA-4 quindi fare un bagno di arresto e, invece di andare alla sbianca-fissaggio, passare la carta in un normale bagno di fissaggio per carte. A questo punto la stampa viene immersa in un bagno di sbianca rialogenizzante, che riporta l’argento metallico allo stato di alogenuro, e successivamente ri-sviluppata nello sviluppo colore RA-4, proseguendo poi normalmente nel trattamento. Nel caso in cui fosse necessario aumentare ancora di più il contrasto, il rinforzo (sbianca e ri-sviluppo) può essere ripetuto più volte.

Prima di passare alla descrizione dettagliata delle varie fasi del processo penso sia interessante descrivere sommariamente come funziona la stampa a colori e capire meglio i meccanismi che stanno dietro al di funzionamento di questa tecnica, perché “Quelli che s’innamorano di pratica senza scienza son come il nocchiere, che entra in naviglio senza timone o bussola, che mai ha certezza dove si vada.“

La carta a colori….

Ogni prodotto fotografico analogico a colori può essere sommariamente descritto come una serie di tre strati di gelatina sovrapposti stesi su di un supporto, con ogni strato sensibilizzato ad una specifica porzione dello spettro luminoso. La carta fotografica a colori non fa eccezione con i tre strati, sensibili rispettivamente al blu, al verde e al rosso, stesi su una base di carta plastificata (come la politenata BN) anziché sul supporto trasparente delle pellicole.

All’interno dell’emulsione, oltre agli alogenuri di argento, sensibili alla luce, sono presenti anche delle molecole organiche, i copulanti colore, che sono normalmente trasparenti ma hanno la capacità di colorarsi intensamente se reagiscono con le giuste sostanze chimiche.

Anche la chimica utilizzata per il trattamento del materiale a colori è diversa da quella usata per il bianco e nero; lo sviluppo è sostituito dallo sviluppo-colore, l’arresto è il medesimo, e la fase di fissaggio nel colore viene sostituita dalla sbianca-fissaggio o blix (dalla crasi delle parole inglesi bleach -sbianca- e fixer -fissaggio), quando non è composta da due bagni separati.

Lo sviluppo colore svolge due funzioni; sviluppa gli alogenuri d’argento esposti alla luce, come il classico sviluppo in bianco e nero, e contestualmente forma l’immagine colorata, attivando i copulanti colore con i prodotti di ossidazione generati dallo sviluppo dell’argento. Questo è un punto importante del processo per capire come funziona il rinforzo e chiedo venia per la grossolanità della descrizione, incentrata più sul principio di funzionamento che sulle effettive reazioni chimiche che entrano in gioco, che sono molto complesse e richiedono un bagaglio scientifico e culturale che è oltre le mie possibilità.

Quando le molecole dello sviluppo colore incontrano un alogenuro d’argento esposto cominciano a svilupparlo, riducendolo ad argento metallico; poiché la reazione chimica dello sviluppo è una reazione di ossido-riduzione, se l’alogenuro d’argento si riduce, lo sviluppo si ossida. I prodotti chimici generati dall’ossidazione dello sviluppo attivano i copulanti colore che da trasparenti diventano colorati, tanto più quanto si ossida lo sviluppo. Là dove ci sono molti alogenuri esposti è più forte l’azione dello sviluppo, e quindi la sua ossidazione, e la produzione di colorante è più abbondante; dove gli alogenuri sono poco esposti alla luce, l’azione dello sviluppo è minore, quindi anche la sua ossidazione, e di conseguenza la produzione di coloranti è più bassa.

La fase successiva allo sviluppo-colore è l’arresto, che sarebbe meglio fare anche nella stampa colore, che ha la stessa funzione che ha nel trattamento in bianco e nero; dato che lo sviluppo è attivo solo in ambiente alcalino, un bagno acido interrompe subitaneamente e in modo uniforme l’azione dello sviluppo all’interno della gelatina.

Dopo l’arresto il trattamento colore prevede il bagno di sbianca-fissaggio, che generalmente è integrato in un bagno singolo ma che in alcuni kit può essere diviso in due bagni separati.

In questa fase del processo nella carta colore sono presenti l’argento metallico prodotto dallo sviluppo-colore, i coloranti che si sono prodotti in funzione di quanto argento è stato sviluppato e tutti quegli alogenuri che non essendo stati colpiti dalla luce, non sono stati toccati dallo sviluppo.

Il bagno di sbianca- fissaggio agisce anch’esso in due fasi distinte; dapprima la sbianca trasforma solo l’argento metallico, riportandolo allo stato di alogenuro. Contestualmente il fissaggio elimina sia gli alogenuri non sviluppati ma anche quelli già sviluppati ma ri-trasformati al loro stato originario dalla sbianca, e così all’interno dell’emulsione rimangono solo i coloranti.

In pratica, alla fine del trattamento, in tutti i materiali fotografici a colori analogici non c’è più nessuna traccia d’argento ma l’immagine è formata esclusivamente dai coloranti.

Nelle figure che seguono è riproposto graficamente ciò che avviene durante il processo colore della carta.

processo_colore

e il rinforzo

Come ho accennato in precedenza il procedimento per aumentare il contrasto della carta da stampa prevede l’uso di due bagni supplementari, praticamente presenti in ogni camera oscura o facilmente disponibili; un fissaggio per carte BN e una sbianca rialogenizzante, come quella che accompagna il viraggio seppia. L’aumento di contrasto (e in parte di saturazione) avviene grazie ad un meccanismo tanto semplice quanto elegante.

Si inizia il trattamento normalmente, con lo sviluppo-colore; in questa fase, come abbiamo visto, si genera un’immagine formata da argento metallico (in BN) e, sovrapposta, un’immagine colorata formata dai coloranti. (Figura 5)

Successivamente si passa all’arresto, che blocca l’azione dello sviluppo, quindi il foglio di carta viene immerso nel fissaggio per carta BN. Alla fine del fissaggio nella stampa sarà sempre presente l’immagine d’argento metallico che l’immagine formata dai coloranti prodotti dallo sviluppo-colore, ma il fissaggio avrà eliminato ogni traccia degli alogenuri non esposti. (Figura 6)

A questo punto si passa la stampa in una soluzione di sbianca formata da ferricianuro di potassio e bromuro di potassio, come ad esempio la sbianca del viraggio seppia, oppure una soluzione analoga preparata con chimici sfusi; in questo bagno tutto l’argento metallico viene riportato allo stato di alogenuro d’argento. Avremo quindi che nella stampa saranno presenti sempre i coloranti che adesso saranno insieme a degli alogenuri d’argento e non più all’argento metallico, esattamente la stessa situazione di quando il foglio era stato appena esposto alla luce dell’ingranditore. (Figura 7)

Questi alogenuri d’argento possono essere ri-sviluppati, e i copulanti colore sono ancora lì pronti a reagire.

Abbiamo già visto che i copulanti colore si colorano quando lo sviluppo si ossida; ripassando la stampa nello sviluppo-colore tutti gli alogenuri, questa volta formati dalla sbianca, vengono ri-sviluppati, generando ancora altri prodotti di ossidazione che reagiscono con i copulanti che si colorano ancora più intensamente, aumentando le densità delle parti più scure, quindi il contrasto generale della stampa. (Figura 8, notare che la quantità di colorante è aumentata).

A questo punto gli alogenuri sbiancati sono ritornati allo stato di argento metallico e si può decidere se ripetere l’operazione di sbianca al ferricianuro, e quindi rinforzare ancora di più l’immagine, oppure se proseguire nel trattamento ed arrivare alla fase finale della stampa.

In teoria il processo di sbianca e ri-sviluppo può essere ripetuto all’infinito, in pratica, una volta che tutti i copulanti colore sono arrivati al loro massimo non aumentano più la loro densità; inoltre, come vedremo in seguito, il bilanciamento cromatico ne risente.

rinforzo

Il procedimento

Dopo tutta la noiosa pappardella sopra, passiamo a mettere le mani nei chimici (in senso figurato).

Oltre ad un kit di trattamento RA-4, i chimici supplementari da procurare sono un fissaggio per carte, meglio se di tipo rapido e ad alta concentrazio per velocizzare il trattamento, e una soluzione di sbianca a base di ferricianuro e bromuro di potassio; a riguardo va benissimo quella fornita con le confezioni di viraggio seppia (la soluzione B del viraggio seppia non deve essere usata) oppure può essere preparata con i chimici sfusi. L’indebolitore di Farmer invece potrebbe non essere adatto dato che generalmente è composto da solo ferricianuro.

Il procedimento che ho seguito io è il seguente:

  1. Sviluppo colore RA-4 45” 35°C
  2. Arresto (soluzione 2% acido acetico)* 30” 35°C
  3. Sciacquo in acqua 30” 35°C
  4. Fissaggio carta 60” 35°C
  5. Lavaggio 3′ 35°C
  6. ** Sbianca ferricianuro 3′ 24°C
  7. ** Lavaggio 3′ 35°C
  8. ** Sviluppo colore RA-4 (ri-sviluppo) 45” 35°C
  9. Arresto (soluzione 2% acido acetico)* 30” 35°C
  10. Sciacquo in acqua 30” 35°C
  11. Blix RA-4 45” 35°C
  12. Lavaggio 4′ 35°C
  13. Asciugatura

*nel trattamento colore usare come arresto l’acido acetico; l’acido citrico può interagire coi coloranti presenti nell’emulsione.

**Nel caso di voglia un maggior aumento di contrasto i punti 6, 7 e 8 possono essere ripetuti.

Dopo il punto 4, dato che la stampa è stata oramai fissata, è possibile eseguire il resto della processo in luce ambiente; da una parte è possibile controllare visivamente il grado di rinforzo, dall’altra la quantità di costosa chimica RA-4 necessaria a riempire la bacinella è molto superiore rispetto al trattamento in drum.

Anche il controllo della temperatura e dei tempi di trattamento nelle fasi successive al fissaggio non è critico dato che i chimici possono agire solo su quanto è rimasto sulla stampa. Il ri-sviluppo colore può essere allungato rispetto ai 45” da manuale per aumentarne l’effetto.

Problematiche

Il processo colore è frutto di un equilibrio molto delicato; le tre emulsioni, con caratteristiche diverse tra loro, devono raggiungere il giusto grado di sviluppo in un singolo bagno e nel tempo previsto, per evitare il formarsi di dominanti colore incrociate (cross-over). E’ per questo che le tolleranze di tempo, temperatura, invecchiamento dei materiali, sono così stringenti nel colore rispetto al bianco e nero. La tecnica qui descritta entra pesantemente nelle dinamiche del trattamento, modificando il delicato equilibrio tanto ricercato dai produttori, per cui l’uso di questo procedimento non è indenne da conseguenze sull’equilibrio cromatico delle immagini.

La presenza di una specifica dominante colore non è un problema insormontabile, dato che può essere facilmente compensata modificando il pacchetto filtri in fase di esposizione. Il cross-over, cioè l’intersecazione delle curve caratteristiche, invece comporta una dominante diversa sulle luci e sulle ombre, rendendo impossibile una compensazione di qualsiasi tipo.

Ho testato questa tecnica con i chimici Tetenal Colortech RA-4 e con le carte Fuji Crystal e Wephota Platinum. La carta Fuji ha mostrato uno shift cromatico generale verso il blu ma un cross-over visibile già al primo passaggio che aumenta sempre più all’aumentare del numero di ri-sviluppi, fino ad un’immagine innaturalmente sbilanciata dal punto di vista cromatico al terzo passaggio.

La carta Wephota è più lineare, il trattamento di rinforzo introduce una dominante calda dell’ordine di 5Y 2M (valori Durst) al primo passaggio e 10Y 5M al secondo passaggio. Il cross-over è quasi inesistente, anche se comincia ad essere percepibile dal secondo passaggio.

Un effetto collaterale dell’aumento di contrasto è che anche la grana diviene più visibile, soprattutto nelle zone scure, tallone d’achille delle pellicole colore, ma anche perché è nelle ombre che il processo di rinforzo agisce in maniera maggiore.

Un’altra avvertenza riguarda le possibili ripercussioni sulla durata delle stampe; non sono in grado di dire se la sbianca al ferrocianuro abbia effetti deleteri sulla stabilità dei coloranti e quindi sulla durata nel tempo della stampa. Forse un passaggio in un bagno stabilizzatore per pellicole potrebbe essere d’aiuto per migliorare la conservazione delle stampe a colori, anche a prescindere dall’uso del rinforzo. In ogni caso se usate questa tecnica lo fate a rischio e pericolo delle vostre stampe, e se le vostre immagini spariscono nel giro di qualche anno, non prendetevela con me 🙂

Alcuni esempi

Di seguito riporto alcune stampe, tutte realizzate su carta Wephota Platinum, in cui è possibile vedere a confronto il prima e il dopo. Come al solito ho fatto del mio meglio per minimizzare l’intrusione della scannerizzazione ma ci sono sempre delle differenze rispetto alle stampe fisiche originali.

 

Immagine 1

Immagine 1

Immagine 2

Immagine 2

L’Immagine 1, è la stampa normale e la dominante colore fredda è stata ricercata apposta; nell’Immagine 2 si può vedere chiaramente lo slittamento cromatico verso il caldo causato dal rinforzo, che ha reso la stampa più neutra; la stampa è stata sottoposta a due passaggi nella sbianca.
Si può ben notare l’aumento di densità delle aree scure e l’aumento generale del contrasto.

 

Immagine 3

Immagine 3

Immagine 4

Immagine 4

Immagine 5

Immagine 5

L’Immagine 3 è la stampa trattata normalmente;

l’Immagine 4 è stata sottoposta ad un singolo passaggio nella sbianca;

l’Immagine 5 è stata passata due volte nella sbianca.


Anche in questi esempi si vede chiaramente l’aumento di densità delle ombre all’interno della campana del fiore.
La dominante blu delle immagini 4 e 5 è dovuta ad una sovracorrezione della dominante indotta dal rinforzo; è un mio errore, avrei dovuto rifare le stampe, ma il tempo e la voglia sono quello che sono, chiedo venia.

Conclusioni

Il rinforzo è una tecnica che mi ha permesso di migliorare alcune immagini difficili, cambiando la resa di una stampa scialba rendendola visibilmente migliore; ha alcune controindicazioni, ma usata con accortezza può rappresentare un asso nella manica per lo stampatore a colori.

Se per il bianco e nero non basta una vita per sperimentare tutte le possibilità, nel colore di vite ce ne vorrebbero una decina almeno; sarebbe molto interessante vedere se lo slittamento cromatico può essere eliminato o mitigato usando altri tipi di sbianca al posto del ferricianuro (usato ai primordi della fotografia a colori ma adesso sostanzialmente abbandonato).

Vale sicuramente la pena fare un test usando una sbianca specifica per l’RA-4, e a quanto ne so l’unico kit ad avere sbianca e fissaggio separati è il Bellini RA-4 che spero di reperire presto.

Sarebbe molto interessante fare del prove anche con le sbianche per il C-41 ed E6, come pure provarne altre non a base di ferro e vedere “l’effetto che fa”.

Il principio teorico vale per tutti i tipi di materiali sensibili a colori, C-41, E6, ECN-2 compresi, e una sperimentazioni sul campo delle pellicole potrebbe portare a risultati estremamente interessanti (o a cocenti delusioni) non solo dal punto di vista tecnico/chimico ma soprattutto espressivo.

Rinnovo quindi a tutti i lettori l’invito a sperimentare e a condividere i risultati perché il detto che per ottenere una buona stampa è necessaria tanta pazienza e tanta, tanta carta è sempre valido.

Diego Ranieri aka chromemax

 

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