bergger intervista photokina 2016

Intervista a Aurelien Le Duc di Bergger alla Photokina 2016

La Francia è la patria natale della fotografia e alla Photokina non poteva mancare Bergger, piccolo produttore francese di carte, pellicole e chimica fotografica. Il loro catalogo è assai più ristretto di quello di altri marchi, ma la qualità dei prodotti non ha finora deluso le aspettative degli appassionati.

bergger carte

Ho avuto modo di parlare direttamente con il presidente (viva le aziende piccole) Aurelien Le Duc. Ha 35 anni e ne dimostra anche meno, ma parlando con lui per circa un quarto d’ora mi accorgo che ha già una grande esperienza alle spalle.

Con Aurelien Le Duc, presidente di Bergger.

Con Aurelien Le Duc, presidente di Bergger.

Monsieur Le Duc, come, quando e perché è stata fondata Bergger?

Bergger è nata nel 1995 dalle ceneri della storica casa fotografica Guilleminot. Guy Gérard, l’allora direttore della ricerca e sviluppo, lanciò Bergger per continuare questa tradizione tutta francese e farla andare oltre la famiglia Guilleminot.

Siete una piccola impresa, questo ha sicuramente degli inconvenienti ma anche dei vantaggi per voi. Ce li può illustrare?

Effettivamente essere una azienda piccola ci permette di avere una buona flessibilità, ma per contro dobbiamo fare affidamento a dei partner per la fase di produzione. Dobbiamo quindi sottostare a delle quantità minime di fabbricazione che ci vengono imposte dai nostri partner, dunque per noi la possibilità di produrre o meno dipende dalla domanda ancor più che per altre aziende che hanno macchinari di fabbricazione di loro proprietà.

Siete anche impegnati nella promozione culturale della fotografia analogica con il progetto editoriale “Bergger Edition”. Ce ne può parlare?

Bergger Edition è nata dall’incontro con il fotografo Olivier Marchesi, che voleva fondare una casa editrice. Anch’io avevo questo sogno di fare qualcosa di promozione culturale. Il nostro incontro ha fatto sì che io e Olivier ci chiedessimo se era possibile creare qualcosa insieme dunque abbiamo pensato a qualcosa che potesse sostenere e promuovere, attraverso libri d’autore, quei fotografi che hanno scelto la fotografia su pellicola e che sono in grado di dimostrare che lavori magnifici si possono realizzare in analogico. Abbiamo lanciato da poco il nostro primo libro, dal titolo Kolodozero del fotografo russo Aleksey Myakishev e stiamo già lavorando sui libri seguenti.

kolodozero aleksey myakishev

Clicca sull’immagine per vedere un video sul libro Kolodozero di Aleksey Myakishev.

Chi è un “Bergger Ambassadeur” e in funzione di che cosa viene scelto?

Abbiamo avviato un programma di “ambasciatori” di Bergger nel mondo. Si tratta di bravi fotografi scelti tra quelli che amano lavorare con i nostri prodotti. La loro funzione è quella di rappresentarci nei loro rispettivi paesi di provenienza. Siamo sempre alla ricerca di nuovi talenti in tutto il mondo. Così come la casa editrice Bergger Edition, anche il programma Bergger Ambassadeur ha per noi un’importante valenza di promozione culturale della fotografia analogica, oltre che del nostro marchio.

La vostra pellicola Bergger Pancro 400, ora disponibile anche in 35mm e medio formato, si compone di due strati di diversa sensibilità. Che vantaggi porta questa scelta in termini di qualità d’immagine?

Il fatto di avere due strati con sensibilità differente permette di registrare una dinamica molto ampia, anche utilizzando rivelatori “standard” come il Kodak D76, l’Ilford ID-11 o il nostro Bergger Berspeed. I due strati differiscono l’uno dall’altro anche per quel che riguarda la grandezza della grana. L’altro grande vantaggio sta quindi anche nel fatto che riusciamo ad avere una grana molto fine. Inoltre per me la qualità principale della Pancro è il fatto che il suo strato anti-alone non è steso sul retro, bensì tra la base e l’emulsione, cosa che va ad aumentare considerevolmente la risoluzione della pellicola e mi sento di dire che la resa dei dettagli è molto superiore a quella che puoi trovare presso prodotti simili dei nostri concorrenti.

bergger pancro 400 120

bergger pancro 400 135

Può essere una buona mossa per una piccola azienda fotografica come la vostra quella di investire in pubblicità? Lo fate già?

Oggi la pubblicità è qualcosa di un po’ complicato, anche considerando l’importanza che oggi rivestono i social network nella comunicazione e nella promozione. Abbiamo scelto infatti di concentrarci più su questi mezzi, che ci permettono di raggiungere più facilmente il nostro tipo di clientela. Al giorno d’oggi purtroppo le riviste cartacee sono totalmente occupate dal digitale, a parte qualche rivista specializzata come Argentique in Italia o PhotoKlassik in Germania. In Francia non abbiamo niente di simile e quindi ci affidiamo a mezzi come Facebook, Twitter, Instagram, eccetera.

Da qui ai prossimi due anni vi vedete più impegnati nel consolidamento della vostra offerta attuale o nello studio di prodotti del tutto nuovi?

Credo che i nostri attuali prodotti siano già molto maturi. Per il futuro credo che approfitteremo di tutta l’eredità tecnica-culturale della vecchia Guilleminot, di cui possediamo tutti gli archivi. Eventuali future nuove emulsioni prenderanno spunto da vecchie ricette. Per quanto riguarda le pellicole potremmo affiancare alla Pancro 400 una pellicola di sensibilità inferiore. Nelle prossime settimane invece saremo impegnati soprattutto a far conoscere ancora di più la Pancro 400, specialmente ora che è disponibile in tutti i formati: 135, 120 e grande formato.

bergger pancro 400 large format

Sarà disponibile anche in ultra-grande formato?

Sì. Le taglie in fogli della Pancro 400 sono 4×5”, 5×7”, 8×10”, 11×14”, ma su richiesta possiamo fornire anche fogli di dimensioni particolari.

Pensa che la fotografia analogica tornerà presto molto popolare come il vinile nella musica?

Possiamo paragonare la fotografia analogica al vinile soprattutto per quel che riguarda la crescita di interesse in ambito artistico, ma il paragone si ferma là. Per quel che riguarda i contratti di produzione il vinile è totalmente differente dalla pellicola e dalla carta fotografica. Puoi scegliere ad esempio di far produrre un’edizione limitata di sole 30 copie di un disco in vinile, o anche meno. Non puoi invece decidere di produrre solo 30 rulli di pellicola. Con la pellicola, per come funzionano le macchine che stendono l’emulsione, non puoi produrre meno di 50.000 metri quadri per ogni lotto. Queste sono le difficoltà che incontra la fotografia analogica, difficoltà che il vinile non ha. Però sì, posso confermarti che si sta verificando una buona crescita di interesse verso la fotografia analogica, soprattutto tra i giovani, al pari di quanto sta succedendo con il vinile, anche se, come ho detto, il vinile a differenza della fotografia analogica può permettersi di tenere in piedi anche produzioni estremamente di nicchia.

Infine un discorso agli scettici: perché bisognerebbe provare o ri-provare la fotografia analogica?

Credo che ne valga la pena già semplicemente per il piacere di poter toccare la fotografia. Per me è qualcosa di fondamentale ed è la grande differenza con il digitale. Inoltre tutto il procedimento della fotografia analogica, dallo scatto alla stampa, si può fare senza usare il computer come intermediario. Molte persone già usano il computer tutto il giorno in ufficio quindi è uno strumento visto come di impedimento al piacere da molte persone. Fare fotografia dovrebbe invece essere vissuto solo come un piacere e secondo me la fotografia analogica te lo permette più di quella digitale: sai che il risultato è dovuto interamente a te e che non devi dire grazie a una macchina. Vedo molti giovani avvicinarsi alla fotografia analogica proprio per questo motivo.

bergger chimici e carte

Chimici e carte Bergger.

Alla fine dell’intervista ringrazio Aurelien Le Duc, per la sua disponibilità ma anche per aver tenuto l’intervista in francese, lingua in cui non esiste il termine fotografia “analogica”. Loro la chiamano “photographie argentique”, cioè “fotografia argentica”. Suona molto più rispettoso verso la nostra amata pellicola ai sali d’argento, vero?

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