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Photokina 2016: intervista a Tetenal

L’importanza della formazione nella fotografia analogica, la fuga dei giovani dalla “gabbia” iper-tecnologica degli smartphone, i motivi della dismissione dei kit da 1 litro del Colortec E6 a tre bagni… Di questo e di molto altro abbiamo parlato alla Photokina 2016 di Colonia con il signor Norbert di Tetenal.

Premessa

Sulla scena da più di un secolo, Tetenal è sicuramente tra le aziende di chimica fotografica più note tra noi appassionati. Con sede a Norderstedt, vicino Amburgo, nel nord della Germania, è ancora oggi un’azienda a conduzione familiare e questo traspare dal calore con cui sono stato accolto presso il loro stand alla Photokina 2016.

L’intervista (o meglio, la chiacchierata)

Norbert Köster-Beesterlmöller, o più semplicemente Norbert, dato che lui stesso mi ha gentilmente invitato a non sforzarmi a pronunciare il suo difficile cognome, è un tipo simpatico e anche un gran bel chiacchierone.

mr norbert tetenal

Eccomi con Mr Norbert Köster-Beesterlmöller, di Tetenal, davanti allo stand di Tetenal alla Photokina 2016 di Colonia.

È chiara la grande passione che ha per il suo lavoro, tant’è che comincia lui stesso a parlare e sembra non voler smettere. A quel punto metto da parte il foglio con le domande che avevo preparato e proseguo anch’io a braccio. Chissà perché il signor Norbert inizia dal nulla parlandomi dei prodotti Tetenal per il settore medicale…

Mr Norbert: Sai, produciamo anche prodotti chimici per lo sviluppo delle lastre a raggi X. Molti ospedali sono già passati al digitale, ma noi dobbiamo guardare al consumo mondiale, e questo significa servire certi paesi in cui il passaggio da analogico a digitale è troppo costoso. In alcune aeree del mondo, specialmente in Africa, ma non solo, si continua a lavorare con il procedimento a raggi X analogico e noi continuiamo a fornire i prodotti necessari. 

Analogica: Noi però vi conosciamo soprattutto per i vostri prodotti per la camera oscura…

Per quanto riguarda la chimica fotografica serviamo ogni genere di cliente, dai laboratori fotografici industriali agli appassionati con piccole camere oscure domestiche. Questi prodotti fanno parte della nostra linea “Classics”. Ci sono diversi vecchi fotografi che si stufano oppure decidono di passare al digitale, ma parallelamente assistiamo a tanti giovani che oggi fanno la precisa scelta di entrare in camera oscura, trascinati da un entusiasmo che talvolta li porta a studiare e ad acquisire una buona preparazione. Il settore Classics comprende sviluppi per il bianco e nero, fissaggi, stop, toner, acceleranti, così come kit per sviluppare il colore, sia il C41 per i negativi che l’E6 per le diapositive, nonché l’RA-4 per le carte. Produciamo questi kit sia in piccole confezioni per il mercato amatoriale sia in enormi taniche per fare migliaia di litri di soluzione. Abbiamo anche alcuni prodotti speciali, come ad esempio il Lavaquick, per un lavaggio più rapido delle carte baritate. Insomma, la gamma è molto ampia. 

Bianco e nero e colore: gli approcci alla commercializzazione sono diversi?

Penso che ci sia una grandissima differenza: i prodotti per il colore sono degli standard e i risultati ottenibili con i prodotti di diversi aziende sono grossomodo sovrapponibili. Con il bianco e nero invece Ilford ha una certa gamma di prodotti, Kodak ne ha una sua, noi di Tetenal ne abbiamo una tutta nostra, e così per tante altre aziende. All’interno di questa gamma di prodotti inoltre il cliente può scegliere tra diversi chimici in grado di dare diversi risultati. Nel mercato del bianco e nero è molto importante differenziarsi per evitare sovrapposizioni. Ad esempio tra i nostri sviluppi c’è il Neofin, un prodotto molto particolare che ad esempio Ilford e Kodak non hanno. Per dire, non abbiamo invece uno sviluppo come l’ID-11 dell’Ilford.

Forse fornire prodotti molto specifici è una delle ricette per sopravvivere nel mercato analogico. Lei mi parlava dell’ID-11 dell’Ilford: un ipotetico ID-11 a marchio Tetenal sarebbe la terza proposta di questo tipo sul mercato, contando anche l’omologo D-76 di Kodak.

Esatto, non avrebbe il benché minimo senso! Puoi addirittura farti in casa l’ID-11 a partire dai chimici puri: 2 grammi di metolo, 100 grammi di solfito, eccetera eccetera.

Che ne è invece della confezione da 1 litro del vostro kit Colortec E6 a 3 bagni? Molti appassionati di diapositive, tra cui io stesso, non scattano più di 12-15 rulli di diapositive l’anno. Per noi il kit da 2 litri e mezzo è decisamente sovradimensionato. Inoltre molti di noi non hanno neanche l’alternativa dei laboratori professionali, in quanto a volte troppo distanti. Siamo in tanti ad augurarci che torniate a offrire la versione da 1 litro.

Posso capire la situazione dal punto di vista degli utilizzatori. Abbiamo avuto una situazione simile anche con la confezione da 1 litro del nostro kit C41: lo avevamo dismesso, ma poi lo abbiamo reintrodotto perché ci siamo accorti che in realtà la richiesta era ancora alta. Molti dei nostri clienti ci hanno pregato di reintrodurre il kit C41 da un litro. Con l’E6 questo non è accaduto. Tuttavia, pur non avendo un’elevata richiesta dai clienti amatoriali, abbiamo una buona richiesta da parte dei clienti professionali, specialmente quelli che sono passati dalle grandi sviluppatrici tutte automatiche alle più piccole sviluppatrici Jobo semiautomatiche, in grado di adattarsi meglio al minor numero di pellicole giornaliere da sviluppare. Questo tipo di clienti richiede in particolare il kit da 5 litri e in qualche caso anche kit più grandi. Abbiamo ritenuto più conveniente lasciare in vendita il kit da 2 litri e mezzo, che può comunque accontentare qualche cliente amatoriale, piuttosto che partire direttamente dai 5 litri. Posso capire che questa nostra scelta scontenti una fetta dei nostri clienti, ma il costo di un prodotto dipende molto dall’ampiezza dei lotti di produzione.

Pensa che il calo di domanda per i kit E6 da un litro sia in parte imputabile al continuo aumento di prezzi delle diapositive da parte di Fujifilm?

È una cosa difficile da valutare: certo può darsi che un prezzo molto alto faccia dire al cliente “Ok, questa cosa è molto bella, ma troppo costosa”. Proprio per questo motivo, dato che dobbiamo seguire le regole del mercato, abbiamo preferito lasciare il kit da 2 litri e mezzo ed eliminare quello da 1 litro. Dal punto di vista commerciale se vendi lo stesso prodotto in confezioni di diversa dimensione devi dividere il volume di prodotto molte volte e questo ha un impatto diretto sul prezzo finale, per via dei costi di imbottigliamento e di imballaggio nonché di distribuzione e, come dicevo, se il prezzo diventa troppo alto il cliente può scoraggiarsi. Tuttavia c’è una certa flessibilità, come dimostra la situazione del C41: se dovesse ripresentarsi una domanda cospicua siamo disponibili a cambiare idea.

Quindi il consiglio che ci dà, se davvero rivogliamo indietro il Colortec E6 da 1 litro è quello di far sentire la nostra voce. Se è così vi inonderemo di email di reclamo!

Oh! [ride] In ogni caso non sarà così semplice: Kodak non produce più diapositive e Fujifilm ha ridotto il suo assortimento. Inoltre c’è una domanda che serpeggia nell’ambiente, anche se molti non vogliono ammetterlo, ed è questa: “Tra quanto aziende come Fujifilm smetteranno di produrre diapositive?”. Questa è una domanda interessante…

A dire il vero è una domanda che ci poniamo tutti, anche se quasi mai ad alta voce, forse per scaramanzia.

Già. Proprio per questo dobbiamo fare molta attenzione quando introduciamo sul mercato un nuovo prodotto, perché questo ha dei costi e non possiamo permetterci di ritirare un prodotto magari dopo soli 6 mesi dalla sua introduzione. Pensa soltanto al costo delle bottiglie, che è trascurabile se hai dei lotti di produzione molto ampi, ma incide molto se produci in piccole quantità. Ora che ci penso, l’italiana Bellini Foto non offre un kit E6 da 1 litro?

Sì, ne ha uno, ma si tratta di un kit con 7 bagni, dunque comunque scomodo per quei fotoamatori analogici dotati solo di una piccola Jobo CPE2, che non può proprio fisicamente tenere a temperatura tutti quei chimici più l’acqua di lavaggio. Bellini, con cui ho parlato proprio ieri, dice di non essere intenzionata a produrre una versione a 3 bagni, che a suo dire avrebbe una qualità inferiore.

[Qui Mr Norbert fa una faccia perplessa]. Può essere comunque un’ottima soluzione: Tetenal non produce più il kit da un litro? Ok, ma ci sono compagnie come Bellini, con cui abbiamo un ottimo rapporto, che lo producono. È una soluzione fantastica!

Mmm… quindi mi sta facendo capire velatamente che non ho scelta: devo comprare una Jobo più grande per lavorare con il kit a 7 bagni!

Proprio così, almeno se non puoi andare oltre i kit da 1 litro. Mi rendo conto tuttavia che l’E6 con 7 bagni richieda molto tempo sia per la preparazione, che per il processo che per la pulizia finale dei contenitori. C’è da uscire pazzi! La versione a 3 bagni più lo stabilizzatore permette un grande risparmio di tempo, specialmente per chi, come dicevamo, dista molto dal primo laboratorio e preferisce quindi sviluppare da sé. È una soluzione molto semplice ma efficace: la sbianca (bleach) e il fissaggio (fix) sono combinati nel cosiddetto “bleach-fix” o “blix”, e anche il condizionatore (o pre-sbianca) che è un acceleratore della sbianca, è integrato nel blix. Già solo così ben 3 bagni diventano uno solo. Il bagno di inversione invece lo abbiamo integrato nello sviluppo colore. Il primo sviluppo è esattamente lo stesso di qualsiasi altro procedimento E6. Il kit 3 bagni è molto comodo anche per quei fotografi analogici professionisti che hanno bisogno di rivedere i risultati in breve tempo dopo una sessione di scatto.

Tetenal ha a catalogo anche delle carte per il bianco e nero. Ho l’impressione però che in Italia le carte Tetenal non siano così diffuse tra gli appassionati. Ce ne vuole parlare un po’?

È vero, siamo più conosciuti per i nostri prodotti chimici, nonostante abbiamo anche una gamma di carte per il bianco e nero. C’è la Vario (a contrasto variabile), sia politenata che baritata e abbiamo anche una carta politenata a contrasto fisso, più economica, chiamata Work, e una carta per la fotografia Kirlian. A volte gli appassionati di camera oscura amano testare molti prodotti diversi di altrettanti produttori, ma per la maggior parte credo che siano molto statici, cioè usano quello che hanno sempre usato o quello che va di moda usare ed è difficile cambiare abitudini consolidate. Ovviamente ci piacerebbe vendere più carta, senza dubbio!

Quindi forse i paesi in cui vendete più carta sono anche quelli in cui siete maggiormente conosciuti anche come produttori di carte?

Sì, è probabile. Mi viene da pensare: come puoi motivare qualcuno a comprare una carta diversa da quella a cui è abituato? Ognuno di noi nella vita privata ha le sue abitudini. Facci caso: andiamo quasi sempre allo stesso supermercato, dallo stesso parrucchiere, allo stesso bar a prendere il solito espresso e così via. Tendiamo quasi tutti a essere molto statici nelle nostre abitudini e questo si riflette anche in camera oscura. Di solito cambiamo solo quando non siamo più soddisfatti o quanto un certo prodotto che abbiamo sempre usato non è più disponibile e siamo costretti a provare qualcos’altro. Vorremmo ovviamente vendere più carte, però bisogna ammettere che altre società, come Ilford, sono leader mondiali in questo specifico campo. Questa però non è una cosa negativa: è importante che ci sia una compagnia più grande che traini il settore. Se ad esempio Ilford cessasse di esistere l’intero mercato della camera oscura ne risentirebbe negativamente perché non ci sarebbe più un grande nome in grado di attrarre l’attenzione sul mercato della camera oscura. Quindi alla fine è buona questa situazione in cui ci sono molte compagnie che offrono molti prodotti, anche se alcune sono più grandi e altre sono più piccole.

Parlavamo del fatto che molte persone tendono a non cambiare le proprie abitudini. Questo è vero anche per quei fotografi che scattano solo in digitale. Cosa pensa che possa aiutare questi ultimi a provare interesse nei confronti della fotografia su pellicola?

Mmm… questa è una domanda molto difficile. Vedo molto interesse verso le Polaroid, o meglio, verso la fotografia istantanea, sia con le Fujifilm Instax che con le Impossible Project. Trovo difficile capire come mai molti giovani ne siano attratti. Io ho 59 anni, ma mio figlio ne ha 22 e lui ad esempio ha un punto di vista completamente diverso su queste cose. Mi accorgo che le nuove generazioni sono a volte talmente immerse in questo mondo dominato dagli smartphone, che sentono poi il bisogno di qualcosa di davvero differente, di unico, come potrebbe essere scattare fotografie a pellicola e stamparle da sé in una camera oscura. Alle volte i giovani di oggi sentono il bisogno di evadere da questa “gabbia” iper-tecnologica.

E lei crede che le Instax e le Impossible possano essere il ponte di collegamento tra l’immediatezza degli smartphone e la fotografia analogica?

Sì, quantomeno è un modo per attrarre le giovani generazioni e rendere loro chiaro che esistono altre modalità di scattare fotografie che non quella di usare lo smartphone! Forse il problema in questo campo è la formazione: se tu vuoi… che so, imparare ad andare in barca a vela, puoi seguire un corso, stessa cosa se vuoi imparare a fare percorsi in mountain bike o qualsiasi altra cosa desideri. Le tecniche di camera oscura invece rimangono spesso attorniate da un’aura di mistero, vuoi perché poche persone le conoscono e le sanno insegnare, vuoi perché in molti paesi mancano delle scuole private apposite.

Deve ammettere che i forum come Analogica.it o come Apug.org (a cui Analogica si è ispirata) svolgono un importante servizio per fare luce sui “misteri” della camera oscura. Sono quasi delle piccole scuole per il principiante.

Sì, assolutamente. I forum sono soprattutto utili poi per motivarsi l’uno con l’altro a superare delle difficoltà. È importante poi che all’interno di un forum siano tollerate anche le domande più banali: ci sarà sempre chi chiederà “Perché mai ho bisogno del bagno di arresto? Non posso sostituirlo con semplice acqua?” oppure “Serve davvero l’imbibente?” o ancora “Scusate, ho strane macchie sul negativo, a cosa sono dovute?”. Se i principianti trovano sui forum qualcuno abbastanza gentile e paziente da chiarire i propri dubbi e da incoraggiarli ad andare avanti, allora penso che i forum siano davvero una piattaforma perfetta.

Tetenal è anche impegnata nella promozione della cultura della fotografia analogica. Può parlarci di qualche iniziativa recente?

L’anno scorso abbiamo indetto un concorso internazionale per la fotografia in bianco e nero. Per circa 6 mesi abbiamo chiesto ai nostri clienti di inviarci le loro foto in bianco e nero per questa competizione, divise per tema. Abbiamo ricevuto molte fotografie. Una piccola parte era composta da foto palesemente scattate in digitale e stampate digitalmente presso un chiosco a sublimazione [ride] ma in generale abbiamo ricevuto molte buone fotografie, spesso corredate anche dai dati tecnici su pellicola, carta e rivelatore usati. Questo si è rivelato molto utile per capire cosa piace ai nostri clienti. È stato molto formativo per noi. Forse non ripeteremo questo appuntamento tutti gli anni ma di tanto in tanto lo riproporremo.

Per me è tutto, non so se vuole aggiungere qualcosa…

Ci sarebbero molte altre cose da dire, ma spero comunque di avervi fatto scoprire qualcosa di più riguardo Tetenal. Concludo ribadendo che il kit C41 da un litro è di nuovo disponibile (l’ho ripetuto 100 volte lo so, ma molte persone ancora non lo sanno!) e che abbiamo recentemente messo a nuovo il nostro catalogo, che presto verrà anche tradotto in varie lingue, tra cui l’italiano, e sarà disponibile al download. Mi piacerebbe anche aggiungere che Tetenal non opera solo come produttore: siamo anche, da anni, partener di aziende come Epson e Kodak, e ciò significa che siamo in grado di accontentare alcuni dei nostri clienti che hanno bisogno di ricambi per fotochioschi o di stampanti di grande formato a getto di inchiostro, ad esempio. Come distributori abbiamo scelto di non seguire decine e decine di marchi, ma solo un numero limitato, cosa che ci permette di seguire i prodotti di ognuna di queste aziende partner come se fossero nostri, cercando di dare la migliore assistenza possibile ai nostri clienti.

È stata una chiacchierata molto interessante, grazie mille Mr Norbert!

Grazie a te Matteo e a tutti gli utenti di Analogica!

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