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Pierpaolo Ghisetti e Marco Cavina presentano “Il libro Contarex”

E’ con gioia che vi presento l’ultimo progetto di Pierpaolo Ghisetti e Marco Cavina :

Il libro Contarex, the Contarex book

La presentazione ufficiale del libro verrà fatta il giorno Mercoledi 27 Giugno alle 19:30 presso la Galleria OPENMIND di Via Rovello, 5 20121 Milano.

Presenzieranno:

Pierpaolo Ghisetti, autore del libro
Marco Cavina, autore del libro
Giorgio Gualazzi, riparatore specializzato
Ryuichi Watanabe, editore del libro

Sarà previsto un rinfresco per i presenti.

Questa la copertina dell’evento:

 

 

 

 

 

 

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Darkroom Locator 2.0, analog experience on Google Maps

Ricordate quando un anno fa lanciai il tool darkroom locator?

Bene, dopo un anno le segnalazioni sono diventate quasi cento, ho raccolto numerose richieste da parte degli utenti del forum www.analogica.it ed ho così deciso di rilasciare la versione 2.0 di darkroom locator.

Cosa c’è di nuovo in darkroom locator 2.0?

Praticamente tutto …

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DIY lo sviluppo di un negativo a colori in casa

Oggi vediamo come sviluppare un negativo a colori in casa, cosa serve e come si fa.

Cercheremo di sfatare il tabù relativo alla difficoltà di tale operazione.

Il tutorial è stato scritto da Franco Vaccarino in arte franny71, un utente nonchè amico del nostro forum analogica.it.

Andiamo subito a leggere i consigli di Franco.

Per le pellicole a colori in commercio esistono vari tipi di kit di sviluppo, io personalmente utilizzo il Tetenal Colortec C-41, disponibile in due versioni:

  • per fare 5lt di sviluppo
  • per fare 1lt di sviluppo

Per ragioni di ottimizzazione degli sviluppi, che sono soggetti ad ossidazione, utilizzo quella da 1 lt che consente lo sviluppo di 12-16 pellicole, sia in formato 135 (le classiche pellicole) sia in formato 120 (detto anche medio formato).


Nella confezione di Tetenal Colortec C-41 troverete:

  • n. 3 bottiglie di sviluppo colore (sviluppo colore 1, 2, 3 quelle da 0,5 lt. nell’immagine sopra),
  • n. 2 bottiglie di sbianca fissaggio (sbianca fix 1 e sbianca fix 2 le 2 da un lt. in alto a sx.)
  • n. 1 bottiglietta di stabilizzatore.(la più piccola)

MATERIALE OCCORRENTE
Naturalmente consiglio di dotarsi di:

  • tank di sviluppo per lo sviluppo colore (se già ne avete una prendetene un’altra, poiché gli sviluppi cromogeni potrebbero inquinare la vostra tank per il B/N);  Per “ottimizzare” il processo è meglio se vi procurate quella a due o più spirali, dato che il trattamento è unico per tutte le pellicole;

  • un termometro; io ne uso uno elettronico (quelli con il gambo sottile che si usano in cucina) che ha una capacità di misurare le temperature anche più alte partendo da valori molto bassi;

  • un cronometro, necessario per il rispetto dei tempi di sviluppo;

  • 3 misurini graduati o caraffe graduate, oppure delle siringhe senza ago;

  • una bacinella abbastanza grande per mettere tutto (chimici e tank) a bagnomaria, utile per mantenere il processo a temperatura costante.

Bene, direi che non vi serve altro…

Ora tiriamo fuori le confezioni dei singoli chimici per procedere alla diluizione dei bagni.

Il kit colore della Tetenal, in particolare, è dotato di soli tre bagni. Il libretto delle istruzioni mostra abbastanza chiaramente come ottenere le diluizioni.

Io per la mia tank procedo per fare 700 ml di prodotto.

700 ml servono per sviluppare due rullini 135mm alla volta (se avete la tank con due spirali) oppure un solo rullo 120mm (esattamente come fate per il BN).

Queste le quantità per 700 ml:

sviluppo cromogeno (il primo bagno a cui sottoporre le pellicole):
490ml acqua + 70ml sviluppo colore 1 + 70ml sviluppo colore 2 + 70ml sviluppo colore 3

sbianca fix (il secondo bagno a cui sottoporre le pellicole):
420ml acqua + 140ml sbianca fix 1 + 140ml sbianca fix 2.

stabilizzatore (il terzo bagno a cui sottoporre le pellicole):
630ml acqua + 70ml stabilizzatore.

non serve diluire tutto per un litro, io diluisco di volta in volta.

La cosa a cui dovete prestare particolare attenzione è la temperatura, che è fondamentale mantenere costante.

Soprattutto il bagno di sviluppo colore, che è il primo e il fondamentale e che può sopportare un margine di tolleranza davvero minimo, nell’ordine dei ± 0,5°C; gli altri due sono più tolleranti, infatti lo sbianca fissaggio ha una tolleranza di ± 5°C , mentre lo stabilizzatore può trovarsi ad una temperatura compresa tra i 20° e i 40°C.

Ci sono due tipologie di intervento, con 2 temperature diverse: 30°C e 38°C.

Quella probabilmente più semplice da raggiungere è la prima a 30°C che utilizzo solitamente; ovviamente la differenza tra l’una e l’altra sta nei tempi di giacenza della pellicola nei singoli bagni.

Tetenal consiglia il processo a 38°C, io mi sono trovato meglio a 30°C, comunque i tempi per lo sviluppo a 30°C ed a 38°C sono indicati nel libretto di istruzioni del kit Tetenal C-41

SVILUPPO A 38°C

1) Iniziamo con un Preriscaldamento della tank senza pellicola con acqua a 38° per 5 min (utile per mantenere poi la temperatura), poi svuotate la tank.

2) Carichiamo il rullino nella tank.

Inserite la pellicola nella spirale rigorosamente al buio più assoluto, facendo ruotare avanti e indietro la spirale tra le dita. Attenzione a non inumidirla, poiché potrebbe bloccarsi.

Esattamente come fate per il BN.

2)  Inserite il bagno di sviluppo a 38° per 3 min. e 15 sec. ruotando continuamente con il “pirulino” le spirali. Si svuota il primo bagno.

3) Ora si passa al secondo trattamento che è la sbianca/fix
Questa è più tollerante alla temperatura e qualche grado (3 o 4) di differenza nel bagno sarà influente sui risultati. Bisogna sempre ruotare le spirali all’interno della tank, per un tempo di 4 min.
Si svuota il secondo bagno.

4) Segue un lavaggio di 3 minuti in acqua sui 30°C ruotando sempre.
In questo passaggio non so se si possa andare per ribaltamenti, io faccio 6 svuotamenti con rotazione della spirale di 30”:

riempio la tank con acqua a 30°C
giro il pirulino per 30 sec.
svuoto la tank
riempio la tank con acqua a 30°C
giro il pirulino per 30 sec.
svuoto la tank
e via di seguito fino a arrivare a 6 svuotamenti (circa 6 minuti).
Bene, abbiamo quasi terminato

5) Ora passiamo all’ultimo passaggio che è il bagno di stabilizzazione.
Questo bagno si può fare anche a temperature di 20°C, quindi non preoccupatevi se nel frattempo la temperatura in vasca è scesa.
Il tempo di permanenza in tank di questo bagno è di 1 minuto, sempre con rotazione continua.

 

Tutti i bagni sono riutilizzabili, io sono arrivato a fare circa 4 rullini con una soluzione preparata come appena descritto. Tetenal consiglia di fare al massimo 12-16 rullini in tutto, per cui facendo due conti veloci Tetenal è come se consigliasse di NON riutilizzare i chimici. A voi la scelta.

Bene, abbiamo finito.

Si, avete capito bene, niente ulteriori lavaggi per le pellicole, solo appendere ad asciugare in un luogo non troppo freddo e dopo qualche ora avrete i vostri bei negativi colore pronti.

La procedura per il trattamento a 30° è la stessa, cambiano solo i tempi del processo.

Ecco i tempi forniti da tetenal:

  • Bagno cromogeno 8 minuti.
  • Bagno di sbianca/fix 6 minuti.
  • Lavaggio con acqua 6 minuti.
  • Bagno di stabilizzazione sempre 1 minuto

Buon Lavoro

Dimenticavo, quando manipolate materiali chimici e sostanze tossiche come quelle descritte in questo tutorial prestate la massima attenzione a ciò che fate ed adottate tutte le misure di sicurezza necessarie.

Fotocamere a telemetro sovietiche ed otturatore

Riporto dal forum un interessante post dell’amico vngncl61 sull’otturatore delle macchine a telemetro sovietiche.

Buona lettura

Spesso le recensioni su fotocamere a telemetro ex CCCP, imputano a queste difetti, e problemi, che tali non sono. Il primo riguarda la, presunta, debolezza e scarsa affidabilità dei loro otturatori, dovuta alle manovre di carica ed impostazione dei tempi.
Di solito si legge che, caricare l’otturatore, prima di poter cambiare i tempi, che va fatto anche sulle Leica, è un difetto, e che operare diversamente comporta l’inevitabile rottura della fotocamera.
Vediamo come stanno veramente i fatti
Il progetto, base, dell’otturatore delle Zorki e delle Fed, è derivato da quello delle Leica II.

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Cinque domande a … pierlu65

Attiviamo oggi una nuova sezione del blog chiamata “Cinque domande a…“; sul forum in questa discussione ne potete trovare la genesi.

Cosa è “Cinque domande a…“?

Uno semplice “strumento” per conoscerci meglio e parlare di noi, delle nostre esperienze, competenze e passioni, sotto forma di “intervista” composta da 5 semplici domande, uguali per tutti, più eventuali 5 immagini (portfolio) da allegare all’intervista.

In pratica ogni utente (dal super professionista al neo iscritto che ancora non ha mai sviluppato un rullino) può partecipare all’intervista copiando le 5 domande e rispondendo alle stesse, le risposte dovranno essere inviate via mail all’indirizzo:

info@analogica.it

L’ oggetto della mail dovrà essere:

Cinque domande a… (tuo nickname sul forum)

Es: “Cinque domande a… pippopappo”

Le cinque immagini (portfolio) allegate dovranno essere ovviamente la scansione dei 5 negativi che più rappresentano l’intervistato, in formato max 800×600 (non esageriamo con il peso altrimenti si blocca la posta).
Altra soluzione potrebbe essere il link a 5 immagini già pubblicate, magari sul proprio portfolio flickr… in questo caso, ovviamente, non ci sarebbero limitazioni sul peso.

Sarà cura dello staff prendere la mail, le immagini, formattare il tutto correttamente e pubblicarlo come intervista in una sezione dedicata del blog.

Le domande uguali per tutti sono le seguenti:

1 – Ciao (nickname), iniziamo con il conoscerci meglio, raccontaci qualcosa di te.
… risposta …
2 – Dalla reflex all’ingranditore, descrivici la tua attrezzatura ed eventualmente parlaci di quella che vorresti avere.
… risposta …
3 – Hai una camera Oscura? Se si, perché non ce la descrivi? Altrimenti raccontaci come ti piacerebbe farla.
… risposta …
4 – Passiamo alla tecnica, in particolare alla stampa. Come ti muovi in camera oscura? Quale tecniche utilizzi? Insomma parlaci del tuo “modus operandi”.
… risposta …
5 – Finiamo con la fotografia ai sali d’argento. Cosa rappresenta per te?
… risposta …

Portfolio
… 5 immagini significative …

 

La prima intervista che pubblicheremo è quella di pierlu65, per cui buona lettura.

 

1 – Ciao pierlu65, iniziamo con il conoscerci meglio, raccontaci qualcosa di te.
Ciao, ho 46 anni e mi diletto di fotografia da più di 20. In pratica subito dopo scuola, erano gli anni 80 ed era pieno di riviste con foto di moda e interviste ai fotografi.
Ovviamente come ogni maschietto che si rispetti l’interesse era guidato (modelle a parte) anche, se non soprattutto, dai giocattoli… in pratica a quell’età si cerca di diventare esperti di tutto (hifi, moto, automobili, …. macchine fotografiche !!) … e via sognando ..
La cosa è continuata ed è arrivata fino ad oggi. Cominciando a lavorare, poi, ho potuto realizzare qualcuno dei sogni di ragazzo (ultimo una meravigliosa F5), nel frattempo anche la passione ha cambiato “gusti” ed è andata oltre le cose “tecniche” lasciando il posto alla voglia di migliorare e cercare.

2 – Dalla reflex all’ingranditore, descrivici la tua attrezzatura ed eventualmente parlaci di quella che vorresti avere.
Ho varie reflex, tutte nikon (FE2, F100, F5, D300) ed una vecchia Yaschica Linx 14 a telemetro. Qualche obiettivo per le reflex (decorosi, non di più), un paio di flash.
Di recente un amico con cui condivido la passione mi ha regalato un ingranditore Lupo con testa a colori ed ho cominciato a cimentarmi con la stampa, solo BN.

3 – Hai una camera Oscura? Se si, perché non ce la descrivi? Altrimenti raccontaci come ti piacerebbe farla.
Mah, camera oscura … ho piazzato l’ingranditore su un carrello di IKEA e la sera allestisco il tutto in cucina (a proposito ditemi se la cucina va bene o rischio di contaminare gli alimenti con le esalazioni dei chimici).

4 – Passiamo alla tecnica, in particolare alla stampa. Come ti muovi in camera oscura? Quale tecniche utilizzi? Insomma parlaci del tuo “modus operandi”.
Sono all’inizio, ancora mi manca qualche pezzo … (Es: il timer), mi muovo sempre meno goffamente ed i risultati non sono poi da buttare … non sono uno “stampatore”, non ancora.
Il modus oparandi è quello di chi cerca di standardizzare una procedura di stampa, che significa anche capire meglio come fotografare, cosa significa il contrasto, ecc. … poi penseremo ad “interpretare”.

5 – Finiamo con la fotografia ai sali d’argento. Cosa rappresenta per te?
Dato che non faccio il professionista rappresenta un modo per fare una cosa che piace (la fotografia) ma senza la scorciatoia del digitale, alla fine credo che il bello stia nel fare. Se poi il risultato è pure interessante allora la soddisfazione è doppia.

Portfolio
Purtroppo non ho lo scanner.

Steve McCurry, la mostra al MACRO di Roma

AFGRL-10001Segnalo la mostra del fotografo statunitense Steve McCurry al MACRO Pelanda di Roma dal 3 dicembre 2011 al 29 aprile 2012, che raccoglie oltre 200 fotografie selezionate dal suo vasto repertorio frutto di oltre 30 anni di straordinaria carriera di fotografo e di reporter. Accanto ad alcune delle icone di McCurry, come il celebre ritratto della ragazza afgana dagli occhi verdi, saranno presentati per la prima volta i lavori più recenti, dal 2009 al 2011: il progetto the last roll con le immagini scattate in giro per il mondo utilizzando l’ultimo rullino prodotto dalla Kodak. Sono presenti anche gli ultimi viaggi in Thailandia e in Birmania con una spettacolare serie di immagini dedicate al Buddismo, un lavoro inedito su Cuba e, nell’anno in cui si festeggia il 150° anniversario, una selezione delle sue “fotografie italiane”, omaggio all’Italia frutto dei ripetuti soggiorni effettuati nel corso di quest’anno in varie città e regioni appositamente per questo evento. La cura della mostra e il progetto di allestimento sono di uno dei maggiori protagonisti del design e della cultura dell’immagine in Italia, Fabio Novembre. Le foto sono state scelte non con criteri spazio-temporali, ma per assonanza di soggetti e di emozioni, cercando i fili comuni e gli impensabili legami che accomunano luoghi e persone seppure in latitudini diverse. L’allestimento è pensato come un villaggio nomade con una serie di volumi che si compenetrano tra loro per restituire quel senso di umanità che si respira nelle foto di McCurry.

Chi è Steve McCurry?

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