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Cambiare il contrasto della carta colore RA-4

Cambiare il contrasto della carta colore RA-4

Al contrario della carta da stampa in bianco e nero, nella stampa a colori non esistono carte di diversa gradazione di contrasto, ma la gradazione è unica. In tempi passati, quando tutta la fotografia era analogica, erano presenti carte con due diverse gradazioni di contrasto, inoltre le singole case avevano in catalogo più tipi di carta per la stampa a colori, alcune con colori più squillanti, altre con rese più naturali, ma di fatto si trattava di linee di prodotti diverse.

Anche oggi, benché la scelta sia sostanzialmente limitata a tre marche di carta, è possibile sfruttare le diverse risposte di contrasto di questi prodotti per compensare il contrasto del negativo, ma la carta di ogni produttore ha caratteristiche di risposta, superficie e peso completamente diverse che ne rendono di fatto impossibile l’uso in tutti quei casi in cui sia necessaria una continuità formale tra più immagini.

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Le nuove carte Ilford Multigrade FB

Piccola recensione nuove carte Ilford

Giusto un anno fa la Ilford ha sconvolto il sonnecchioso mondo della camera oscura introducendo ben due nuove linee di carte da stampa baritate: la Ilford Multigrade FB CoolTone e la Ilford Multigrade FB Classic che è andata a sostituire la Ilford Multigrade IV FB.

La CoolTone nasce come risposta alle numerose richieste da parte degli appassionati di camera oscura di riproporre su base baritata l’omonima carta già presente da anni in versione politenata. La nuova Multigrade FB CoolTone è disponibile solo con superficie lucida e viene descritta nella documentazione ufficiale come una carta a tono neutro stesa su una base bianco freddo. Il supporto è un cartoncino da 255g
La Classic è di fatto una evoluzione della Multigrade IV e cerca di adeguarsi alle richieste di miglioramento pervenute alla lford nei molti anni in cui la IV è stata in produzione. È una carta a tono neutro stesa su base bianco-nuetro, anch’essa su cartoncino da 255g, disponibile sia in versione lucida che opaca.

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La tecnica del prebagno, un piccolo test

La tecnica del prebagno consiste nel immergere la pellicola in un bagno di semplice acqua prima di effettuare lo sviluppo in modo da rigonfiare la gelatina e renderla subito pronta ad adsorbire il rivelatore. Da una parte si pensa che in questo modo sia possibile ottenere uno sviluppo più uniforme, dato che la superficie della gelatina è già uniformemente bagnata e lo sviluppo ha già la strada aperta per raggiungere i cristali di alogenuto d’argento sospesi nell’emulsione. Inoltre si dovrebbe anche ridurre la latenza di sviluppo causata dal tempo necessario alla parte acquosa della soluzione di imbibire la gelatina, dato che questo è stato già fatto dal prebagno.

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Recensione carte per stampe a contatto

Carte per la stampa a contatto

Piccola recensione

Diego Ranieri aka chromemax

 

Le carte per la stampa a contatto sono una tipologia di carte caratterizzate da una sensibilità molto bassa che le rende adatte alla stampa per contatto dei negativi. Per stampa a contatto non si intende, o almeno non solo, la stampa dei provini ma al procedimento di stampa effettuato mettendo a contatto il negativo con la carta, senza l’ausilio dell’ingranditore, ottenendo così una stampa dello stesso formato del negativo. Per ovvie ragioni per questo procedimento di stampa sono più adatti negativi di grandi dimensioni che permettono di ottenere una stampa finale di dimensioni adeguate, ma anche la stampa a contatto di negativi di medio formato (6×6, 6×7, 6×9) può restituire delle miniature che possono avere un loro fascino e una loro bellezza una volta valorizzate con la giusta montatura. Non essendoci l’ulteriore passaggio dell’immagine attraverso l’obbiettivo dell’ingranditore, e alle relative aberrazioni, e non dovendo essere ingrandita, la nitidezza delle immagini è più alta di quella di qualsiasi altro sistema fotografico, la grana è sempre invisibile e la resa tonale è superiore non dovendo subire il degrado dell’ingrandimento.

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Sensitometria in 10 capitoli — Capitolo 10 —

Sensitometria in 10 capitoli


CAPITOLO 10

 

 

La sensitometria in pratica

Dopo tanta teoria vediamo come è possibile applicare qualche concetto sensitometrico nella pratica fotografica quotidiana.

Il livello di ricercatezza tecnica di uno scatto fotografico può essere estremamente variabile, dipende dall’indole del fotografo, dal linguaggio espressivo adottato, dalla tipologia fotografica, dall’attrezzatura, dal contesto nel quale si opera, ecc ed in base a tutte queste esigenze diverse, e spesso anche contrapposte, varia anche il livello dell’eventuale applicazione pratica della sensitometria, che può andare dal “non serve a niente” all’uso di pratiche e sistemi di esposizione/sviluppo pesantemente imperniati su concetti sensitometrici.

È chiaro che lo studio delle curve sensitometriche può avere una valenza diversa per chi fa reportage o street rispetto a chi usa il Sistema Zonale, come anche la possibilità (o la volontà) di riuscire a compensare il contrasto del soggetto con lo sviluppo se si usa il piccolo formato o il medio formato (con dorsi intercambiabili o meno) o il grande formato. Ma rimane il fatto che qualsiasi tipo di fotografia o apparecchio fotografico che preveda l’uso della pellicola non può prescindere dalla sensitometria e che questa può essere un valido aiuto per qualsiasi fotografo, a prescindere dall’attrezzatura o dal tipo di fotografia alla quale si dedica.

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Sensitometria in 10 capitoli — Capitolo 9 —

Sensitometria in 10 capitoli


CAPITOLO 9

 

 

Sensibilità

Anche se per coerenza narrativa sarebbe stato opportuno parlare prima della sensibilità, si è lasciato questo argomento per ultimo perché nessun concetto sensitometrico è stato fonte di fraintendimenti, confusione, interpretazioni, come la sensibilità di un prodotto fotosensibile.

 Definire con precisione e quantificare la sensibilità di una pellicola, in modo da offrire al fotografo un punto di riferimento per l’esposizione, si è dimostrato essere un compito piuttosto arduo; per far si che tutto funzioni infatti è necessario che la lettura effettuata dall’esposimetro e la coppia tempo/diaframma impostata sulla macchina fotografica facciano entrare una quantità di luce tale da posizionare la gamma dinamica del soggetto perfettamente centrata nella curva caratteristica.

Da parte dei produttori si è reso necessario armonizzare tutti i fattori che influiscono sulla quantità di luce che colpisce il piano focale (luminanza del soggetto, distanza tra soggetto e obbiettivo, lunghezza focale, coefficiente di trasmissione dell’obbiettivo, fattore di flare della macchina fotografica, fattore di vignettatura, angolo del punto immagine rispetto all’asse ottico e apertura di diaframma), i fattori che influiscono sulla misurazione della luce (fattore di risposta del recettore, fattore di taratura dell’esposimetro) e la quantità di luce minima necessaria alla pellicola per registrare la maggior quantità possibile di informazioni, in un sistema utilizzabile con qualsiasi tipo di pellicola, negativa o invertibile, in bianco e nero o a colori, con ogni apparecchio fotografico ed essere al contempo facile da usare ed offrire risultati di qualità soddisfacente; il tutto con la variabile più importante, il contrasto del soggetto, impossibile da determinare a priori. Un compito veramente arduo e che i costruttori hanno affrontato con un compromesso che, tutto sommato, ha funzionato e funziona abbastanza bene, anche se non è certo la soluzione ottimale.

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Sensitometria in 10 capitoli — Capitolo 8 —

Sensitometria in 10 capitoli


CAPITOLO 8

 

SISTEMA ZONALE

il Sistema Zonale dal punto di vista sensitometrico

Il Sistema Zonale, ideato da Ansel Adams e Fred Archer può essere definito come una forma didattica della sensitometria. Ideato proprio per insegnare agli studenti delle facoltà di fotografia la relazione tra esposizione e sviluppo, il Sistema Zonale è una emanazione diretta degli studi sensitometrici di Hurter e Driffield epurati da grafici e matematica per rendere i concetti più digeribili agli studenti e trasformandolo in un semplice, potente ed efficace strumento che permette l’uso sul campo della sensitometria senza che questa sia palesemente evidente.

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