Archivi tag: fotografia

“Ogn’anno il 2 novembre c’è l’usanza…”

Potpourri di ottobre è online

copertina Potpourri N°30

In questo numero:
Satira della recessione, la mitica Mille Miglia con manipolazione digitale, dualità del corpo in Polaroid, fumetto horror, pittura pop surrealista, viaggio culturale a Lampedusa, e natura incontaminata nel Parco dei Nebrodi
Buona visione !

Sfogliabile e scaricabile qui: POTPOURRI

…e ad ogni epoca siamo sempre bambini

Potpourri di agosto è online

In questo numero:
Homo sapiens, Africa tra noi e gli ultimi, Kosovo verso un nuovo viaggio, l’unicità dello sguardo, guerra mondiale ieri e oggi, ricordi d’infanzia in polaroid, castelli medievali di Sicilia, illustrazioni e sempre tanta fotografia. Buona visione!

Sfogliabile e scaricabile qui: POTPOURRI

Polaroid, una breve introduzione

Pubblico anche qui su Analogica.it la versione in italiano dell’introduzione che ho scritto per The Polaroid Issue, la rivista di TWTGE. Ho dovuto anche aggiornarla perché nel frattempo ci sono state delle novità dal fronte Pellicola!

La fotografia istantanea è un mondo meraviglioso, affascinante ma anche molto ampio e articolato. Spesso, quando ci si avventura si finisce per fare una grande confusione! Meglio mettere un po’ di ordine all’enorme quantità di informazioni su macchine, pellicole e quant’altro.

La prima informazione che ci interessa sapere è che la Polaroid , purtroppo, ha dismesso la produzione di pellicole e macchine ormai da qualche anno. L’azienda statunitense ha deciso di chiudere con il mercato della fotografia istantanea, ma non per questo dobbiamo demoralizzarci! È per questo motivo che farò riferimento anche a mercatini o siti per la vendita privata, come risorse per l’acquisto delle vostre macchine preferite! Inoltre, senza scordare la qualità dei prodotti della Fuji la fotografia istantanea è tornata a vivere anche grazie all’impegno dell’Impossible Project e alla produzione di nuove pellicole!

Cominciamo: con quale macchina intraprendere questa meravigliosa avventura?

Continua a leggere

LC-W: la nuova WIDE by Lomography

Riporto per intero l’articolo del mio blog sull’ultima nata in casa Lomography.

E’ uscita proprio ieri per la Lomography, la LC-Wide. Una versione ultra-grandangolare della LOMO per eccellenza, la LC-A.

Prima di conoscere meglio la neonata LC-W, guardiamoci l’unboxing di Mijonju, tanto per una prima impressione:

Quella che sto per fare non è una vera e propria recensione della LC-W, dato che non ho avuto il piacere di provarla. Il mio intento è semplicemente quello di guardare insieme a voi le caratteristiche, per capire di che prodotto si tratta.

La LC-W si presenta come un ibrido tra la LC-A+ e la Diana Mini. Della LC-A+ ha ripreso la completa automaticità di tempi e diaframmi, il selettore per le sensibilità dalla pellicola, la possibilità di fare esposizioni multiple e il cavo di scatto flessibile per la posa B. Della Diana Mini, invece, ha ripreso la possibilità di cambiare il formato della foto. Con la nuova LC-W, dunque, si possono fare foto del formato tradizionale (24x36mm) oppure foto quadrate (24x24mm) oppure simpatiche foto rettangolari (17x24mm). In questo video potete osservare il modo si cambia il frame della foto:

A ben vedere, non funziona esattamente come nella Mini, sulla quale c’è un selettore con cui scegliere il frame, a seconda del caso. Nella LC-W, invece, lo si deve scegliere a priori, posizionando l’apposita mascherina all’interno della macchina.

Esempio di Half-Frame (dittico) – 17×24
Esempio di Square Format – 24×24

Se avete qualche dubbio, potete consultare i tutorial su come si monta la pellicola, le batterie e tutto quello che serve per utilizzare al meglio la fotocamera.

La caratteristica principale della LC-W è la lente Minigon ultra-grandangolare 17mm, che trovo molto interessante (ancora più wide della Ultra Wide&Slim by Superheadz, che ha un 22mm). Non solo, ma essendo così grandangolare, si può mettere a fuoco fino a 40 cm dal soggetto. Per questo, la Lomography la settimana scorsa aveva stuzzicato la curiosità dei fan con l’indovinello del “Near and far“! Pare, inoltre, che la lente vignetti e saturi ancora di più, rispetto alle precedenti versioni.

Esempio di Full Format – 24×36
Esempio di Full Format – 24×36

La messa a fuoco, inoltre, è stata semplificata ulteriormente e prevede solo due scelte: 0,40-0,90 cm e 0,90-infinito. Essendo completamente automatica come la LC-A, non si deve stare a pensare che coppia di tempi e diaframmi usare, grazie all’esposimetro interno e al selettore della sensibilità della pellicola, che va da 100 a 1600 ISO. Dunque, la LC-W pare una macchina decisamente adatta alla fotografia street, vista la sua semplicità e velocità di utilizzo.

Esempio di scatto close-up

Alla LC-W si possono ovviamente adattare gli accessori della LC-A+, come lo scafandro per le foto acquatiche e il dorso per le istantanee. Nello shop c’è un bundle in cui è compreso veramente tutto quello che si può desiderare.

La nota dolente, anche questa volta, è il prezzo: 349 euro. Lo trovo decisamente esagerato per una macchina che, anche se robusta, è pur sempre tutta in plastica. Mi chiedo se parte del prezzo sia giustificato dal lussuosissimo packaging della macchina che, come abbiamo visto prima, prevede: la scatola in legno, la fotocamera, due bei libri di fotografia, due rullini, le mascherine, le batterie e il cable release.

Se siete già possessori della LC-A+, potete ottenere un risultato simile a quello della LC-W aggiungendo alla vostra macchina l’obiettivo wide-angle. Avrete, in questo modo, una LC-A+ con un buon grandangolo di 20mm e una visuale pari a 120°, quasi come un fisheye! C’è da dire che con la LC-W non si ha la stessa distorsione prospettica: nonostante l’obiettivo sia un 17mm, l’angolo di visuale è di 107° e varia a seconda della dimensione del fotogramma.

LC-A+ – wideangle lens

Cosa si può aggiungere di più? A mio avviso, la LC-W è interessante, semplice e immediata per sperimentare tutte le divertenti tecniche lomografiche. Certo, se la Lomography facesse degli incentivi per la rottamazione delle vecchie LOMO, magari un pensierino ce lo si potrebbe anche fare …

Silvia – Holga My Dear

Holga

Pubblico una interessante recensione sulla Holga, scritta sul forum dall’amica “holgamydear“.

(Leggi tutta la discussione sul forum …)

 

Vorrei parlarvi di una delle mie macchine preferite in assoluto, la Holga.

La Holga è una macchina economica medio formato (120) progettata e prodotta in Cina dal 1982. Essendo costruita interamente con materiali poco costosi, la Holga era destinata alla classe operaia cinese. L’origine del nome Holga deriva dall’espressione ho gwong, che significa molto luminoso.

Il successo della macchina fu tanto inaspettato e improvviso che si pensò di progettare anche la Holga per il piccolo formato (135) da vendere all’estero. Il nome Holga fece così il giro del mondo, tanto da far diventare la macchina un vero e proprio oggetto di culto. Anche la Lomography Society si è resa conto della straordinarietà della macchina, tanto da contendersi, insieme alla Diana, lo scettro di regina della lomografia.

 

Vediamo meglio quali sono le caratteristiche della macchina, prendendo come riferimento il modello base (Holga N, ovvero il modello aggiornato della prima, la Holga S):

  • obiettivo: lente a menisco 60mm
  • fuoco: 1 m – infinito
  • diaframma: soleggiato (f/11); nuvoloso (f/8)
  • velocità otturatore: 1/125; posa B

Oltre alle caratteristiche tecniche, la Holga vanta alcune peculiarità che l’hanno resa così famosa nel mondo, come la vignettatura, i frequenti light leaks e le abberrazioni cromatiche e lenticolari. Mescolando imprevedibilmente tutti questi difetti tipici di una toycamera, ne fa il suo punto di forza, trasformando ogni foto in qualcosa di assolutamente irripetibile. E’ questo che rende la Holga così famosa nel mondo del lo-fi.

Della Holga esistono diversi modelli:

Continua a leggere